“È qua,” disse.

La casa, molto umile, a un solo ordine di finestre, aveva le mura inferiori tutte segnate d'iscrizioni e di figurazioni oscene. Una fila di pipistrelli crocifissi ornava l'architrave; e una lanterna coperta di carta rossa pendeva sotto la finestra media.

Ivi alloggiava ogni sorta di gente avveniticcia e girovaga; dormivano mescolati i carrettieri di Letto Manoppello grandi e panciuti, i zingari di Sulmona, mercanti di giumenti e restauratori di caldaie, i fusari di Bucchianico, le femmine di Città Sant'Angelo venute a far pubblica professione d'impudicizia tra i soldati, li zampognari di [pg!215] Atina, i montagnuoli domatori d'orsi, i cerretani, i falsi mendicanti, i ladri, le fattucchiere.

Gran mezzano della marmaglia era Binchi-Banche. Giustissima proteggitrice, Rosa Schiavona.

Come udì i romori, la femmina venne su 'l limitare. Ella pareva in verità un essere generato da un uomo nano e da una scrofa.

Chiese, da prima, con un'aria di diffidenza:

“Che c'è'?”

“C'è qua 'stu cristiano che vuo' alloggio co' le bestie, Donna Rosa.”

“Quante bestie?”

“Tre, vedete, Donna Rosa: 'na scimmia, 'n'asina e 'nu camelo.”