«Peccato, disse Rousseau, ch’egli non abbia trovato sul suo cammino dei musici così indocili come i moderni» i quali non vollero accettare il Progetto de’ nuovi segni da lui offerto all’Accademia delle scienze nel 22 agosto 1742!
S’avrebbe forse acquetato il De Muri in onta a tanta contraddizione, per l’onore che il filosofo poi gli faceva di renderlo una gloria della nazionalità francese, negandolo agl’inglesi cui lo aveva dato Gesner scrivendolo De-Murià, ed agli italiani che lo pretendevano di loro famiglia pel solo fatto ch’era nato in Perugia, e che fra Roma e Bologna avea ispirato il suo genio e formata la sua sapienza, mentre in Parigi aveva avuta cattedra di dottore, ed aggiunta una S al primitivo suo nome[172]?!
Dopo Guido d’Arezzo, l’autor del Micrologo, che compendia tutte le regole dell’arte (e che si ritiene esistente alla biblioteca di Leiden), il Marchetto da Padova fu primo che scrisse di musica e di canto, al tempo di Roberto di Napoli (1309).
Marchetto intitolò i suoi trattati: Lucidario per l’arte della musica piana; e Pomario dell’arte della musica misurata; i quali esistono nella biblioteca Ambrosiana[173].
Quindi Parmigiano e Fisifo, ai quali s’attribuisce l’idea e lo sperimento degli accordi che si dicono dissonanti.
Del secolo del Marchetto raccolse poi le composizioni, gli scritti, e i maestri più celebrati, quell’Antonio Squarcialupi che abbiamo trovato maestro in S.ta Maria del Fiore.
Come più tardi Coussemaker nel Belgio, si fece interprete e storico de’ monumenti musicali dell’età di mezzo.
Contemporaneo, o poco dopo al Marchetto scrisse delle proporzioni e degli intervalli del canto, il sunnominato De Muri di Perugia, dottore a Parigi nel 1330; il quale compose un libro sulla teoria della musica — Speculum Musicae — diviso in tre parti, che peraltro non fu stampato e di cui rare copie rimangono. Qualche moderno attribuiva a lui erroneamente le scoperte di Guido, e la invenzione della figura e del valor delle note; mentre all’Aretino e alla sacra scienza soltanto, come ben scrisse G. Pacini, devesi il moderno musicale linguaggio[174].
Già dal XII secolo studiati i timbri delle voci e regolati colle chiavi d’Alta o contralto, Media o tenore, Infima prima o basso, s’erano successivamente estesi con quelle di Alta prima, o mezzo soprano, e Canto, soprana voce.
Egli è veramente dall’opera di que’ primi studj, che gli antichi messali, i corali, i salteri, gli antifonari, presentano altrettanti testi d’originali invenzioni melodiche; modelli di espressioni profonde del sentimento; metodi caratteristici dove alla poca parte del ritmo supplisce la intonazione sorgente di armonie che spiegano le diverse impressioni dell’anima nel tempo stesso che l’onda melodica per quella stessa incertezza vaga e indistinta del ritmo non agita violentemente, ma dispone alle manifestazioni sublimi, al raccoglimento ed alla preghiera. La quale impressione tanto più ammirabile viene da quegl’esempj, quanto in essi maggiore semplicità e imperfezione di mezzi si riscontra.