Che se più tardi i libri musicali chiesastici s’infiorano di qualche arteficio, e si rivestono delle ricchezze versate in loro nuovamente dal Palestrina, non fanno che conciliare le tendenze de’ tempi; e lungi da insegnare una confusion di concetti e un abbandono del vero senso pel capriccio delle figure, come apparirebbe dalle osservazioni del Biaggi[175], ammaestrano a salvare la purezza della melodia dallo scandalo profano, con inusitato splendore[176].
Era il secolo fortunato in cui ridestavansi le arti e s’incamminavano al grande sviluppo in cui le abbracciarono i sommi cinquecentisti.
Era quando il Guido Reni (nato a Bologna nel 1375), figlio a un sonatore di liuto, amoreggiava colle due belle sorelle la musica e la pittura, disposandone poi la minore con tanta grandezza.
Succedea Leonardo da Vinci, che per giungere al posto sublime nel tempio dell’arti, cominciava infocandone i genj col canto e colla lira; per cui poi tante nozioni musicali sparse nei sapienti artistici suoi trattati.
Rifulgea la sapienza de’ Veneziani; e fra le arti dei mosaicisti e dei dipintori tabulari, ai tempi di Bellino e dei Muranesi, la veneta magistratura dei Pregadi decreta «l’assegno di un ducato al mese ad otto puti diaconi veneti che imparino a cantare nella Cappella di san Marco» dov’era già stabilita una scuola nel 1403.
Iniziava così quelle istituzioni inerenti a’ suoi Spedali, che si trovarono nel secolo 18.º ricolme di fama, e in numero di quattro, dette le Scuole dei Mendicanti, della Pietà, dell’Ospedaletto, degl’Incurabili; ne’ quali pii stabilimenti educavansi al canto ed alla musica un gran numero di ragazze povere, per la esercitazion delle quali, nuovi oratorj e melodrammi sopra latino testo, annualmente comporre dovevano i maestri, la cui eletta schiera inaugurossi con quel Giovanni Spataro, che fu anche trattatista pel canto nel 1531, e col Vicentino di cui diremo, ed alla quale poscia appartennero Caldara, Gasparini, Buranello, Hasse, Trajetta, Sarti, Sacchini, Anfossi, Bertoni, oltre ai ricordati specialmente in queste memorie, e tanti altri.
Così tardar non dovea aprirsi le scene presso ai Conservatorj; e si ritenne primo teatro pubblico in Italia quello a san Giovanni Grisostomo, esclusivo ai canti rinati col 17.º secolo.
La città di Fano tenne dietro a Venezia per possedere un siffatto edificio, a popolarizzazione dell’arte, che s’era fatta patrimonio delle corti e della aristocrazia, a stimolo de’ genj e a procaccio di lavoro a gran numero d’artisti.
A Milano invece s’accolse l’idea delle scuole sotto la protezione del potere; e Luigi Sforza, chiamato da Lodi il Gafori, dove nel 1450 era celebre maestro, fondò ivi pure un primo conservatorio o scuola Gafurea.
Anche a Brescia questa si diffuse, e nel 1508 Gafurius Franchinus vi pubblicò un’opera speciale Sul Canto.