Ivi parimenti Giovanni Calvino, nato a Noyon nel 1509, celebre per la sua riforma religiosa che penetrò fin nella Scozia, spinse vie maggiormente il sistema metrico salmodiale, in onta alla maestà dei cori e alla semplicità del canto fermo.
Contro alla quale tendenza ultramontana, antispontanea, e complicata perfino colla politica, e d’altra parte contro alla libertà licenziosa delle chiese italiane, intesero a provvedere i padri del Concilio di Trento (1545), facendosi essi medesimi prescrittori e metodisti[178]. Inutilmente: chè la serenità non procede dalla confusione e dalle agiatezze; ed era dalla solitudine e dalla sventura, scuola de’ grandi, che Palestrina dovea ridonare il metodo di semplicità e di grandezza.
I Francesi, curiosi sempre, adottano per la loro metropolitana l’Officium Stultorum, vecchio normale di popolari cantilene adattate alle funzioni religiose, fra le quali brilla la Canzone dell’Asino che per tre volte i fedeli ripeteano nella messa di Natale. Tale Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis ecclesiae Sennonensis, conservasi nella Biblioteca Parigina[179].
Peraltro, Burtius Nicola, a Parigi, nel 1487, avea già diffuso un compendio del metodo di Guido.
In Baviera similmente la scuola fondata da Orlando s’attiene più vicina a quella italiana, sia pei canti chiesastici come per quelli di camera e di teatro[180].
Carlo Valgulio nativo di Brescia, pubblica in patria (presso Angelo Britannico) nel 1507, una traduzione latina del libro La Musica, di Plutarco, e vi aggiunge un suo lungo preambolo, illustrazione sapiente più che spiegazione felice.
Guglielmo monaco, cantore, erige de praeceptis artis musicae; e Severo Manlio Boezio, famoso pavese, il suo de Istitutionis.
Il prete Don Nicola Vicentino, ricordato dal Calvi nella storia degli Scrittori vicentini, pel suo libro — Dell’antica Musica ridotta alla pratica moderna — pubblicato in Roma nel 1555, apparisce come un primo raggio di quella luce che dovea farsi ben tosto anche nella piacevole scienza; ed egli inventando l’Archicembalo (o primo pianoforte) comparso a Vicenza nel 1554, accompagnando col nuovo istrumento i suoi canti, contribuisce a un nuovo metodo ed allo sviluppo del canto medesimo[181].
Anche un Freschi Giovanni trattò la scienza musicale ed i canti[182].
Sulle complicate novazioni intanto de’ cantori e musicisti e specialmente sulla usanza de’ Canoni, a imitazione de’ metodi Greci sulle divisioni de’ Monocordi o rapporti degli Intervalli, di cui trattava allora a Roma il chiaro monaco Adoramno, e sulle introdotte Fughe in conseguenza, il Gioseffo Zarlino di Chioggia, riformatore di canti già da noi celebrato, pubblica i suoi sistemi in Firenze nel 1589.