Delle sue dottrine inizia la scuola in Venezia, influendo notabilmente sulle produzioni ed esecuzioni dei Gabrieli allora viventi.

Nelle sue ricerche discopre nuovi veri, e lascia: le Istituzioni armoniche (1536); le Dimostrazioni armoniche (1571); i Supplimenti musicali (1588); opere queste dedicate a Diedo patriarca, ad Alvise Mocenigo doge, a Sisto V papa.

Scrisse venticinque libri in latina lingua — De re musica — ovvero, de utraque musica, per insegnare, come egli promettea nei Supplementi, molte cose utili pell’acquisto della vera intelligenza della musica, e dilettevoli insieme; opera che purtroppo andò smarrita, e giudicasi rimasta inedita, benchè da quanto ne scrive Francesco Sanseverino[183] apparisca che di que’ giorni fosse di pubblica ragione.

Facciasi la stessa lamentanza sui di lui scritti — Il perfetto musico; l’Africa musicale, — di cui egli stesso fa cenno nelle Dimostrazioni.

Si riprodussero le opere del Zarlino in Venezia nel 1602, tre anni dopo la sua morte, essendosi già prima rapidamente sparse in tutta Italia e fra l’estere nazioni; e specialmente in Francia, dove la fama del veneto autore si mantenne chiarissima per quasi due secoli, secondo i giudizj del padre Merçenne e d’Alberto Bannius, come quella del più grande autore che fino ai loro tempi avesse scritto di musica.

Il medesimo suo Aristarco, il contemporaneo Galileo, fu costretto a confessare che «a quest’huomo esemplare di costumi, et di vita, et di dottrina, deve il mondo per le molto belle fatiche ch’egli ha fatte; particolarmente intorno alla musica, perpetuo obbligo, dalle quali si trae cognizioni d’infinite cose, e senza esse ne sarebbero la maggior parte degli huomini al bujo[184]

Il cav. Bottrigari si fece Scoliaste delle opere del Zarlino; ed il celebre canonico Ottusi ridusse in tavole i Zarliniani precetti, l’illustrò, li sostenne e difese a tutta possa.

Viene poi lodato fra gli italiani, da Roselli, Sansovini, Doglioni, Foscarini, Doni, Zeno, Martini, Tiraboschi.

Fra gli Spagnuoli, tuttochè prevenuti pel loro illustre Salinas, dai Sampillas, Eximeno, Areaga, e Requeno.

Fra gli Inglesi, da Burney. Tra i Francesi, oltre i nominati, da Baunio, Razier, Barette, Thuan, Pietro Bayle, Brossard e Rousseau. Fu detto che quest’ultimo sembra aver disposto alfabeticamente nel suo Dizionario di musica la teoria Zarliniana con poche altre aggiunte, per tal maniera che l’abate Requeno non esita chiamarlo plagiario del Zarlino. Prima di Rousseau io riscontro la medesima colpa in Brossard; e parmi che Requeno a quello avrebbe potuto dire plagiario del plagiario più esattamente.