La Storia della Musica, fino alla metà del XVII secolo, ebbe un buon espositore in Angelino Buontempi (1660)[186] l’autore del Paride.
La Cartella di Musica del padre Banchieri olivetano, nel 1614, mostrò in maniera fissa e positiva il compimento della scuola cantabile lasciata sospesa da Guido, e il cui perfezionamento fu attribuito al De Muri, o secondo altri[187], ad Erricus Puteanus, rettorico di Milano intorno al 1600; mentre in tutti i corali monastici e nelle cappelle s’avea già studiato in varie forme quella indispensabile graduazione.
E di quell’epoca (1600) riportandosi alle bibliche tradizioni, scrisse De Musica Haebreorum, un Gaffarelli in Francia; oltre ai precitati ricercatori in argomento (pag. 247). De’ canti in genere lesse parecchie orazioni a Parigi un Gian Francesco Vandinelli, 1625.
Gli Alberi musicali di Lorenzo Penna, in analogia al Musico pratico del Bononcini, non furono inutili tabellarj alla condotta ed alla misurazione del canto.
La Musica moderna pratica, del 1658, di Giov. Andrea Herbst, data alla luce in Francfurt, fu un buon metodo per esercitare la voce; e indusse forse a più vaste osservazioni il padre G. B. Martini, relativamente agli accenti alla famosa sua Melopea quando questi ricompendiò in Bologna la storia musicale fino al 1784.
Non parlo quindi d’altri tedeschi che metodizzarono nelle loro profonde e gelose scuole clesiastiche, chè ogni vangelica cattedrale vanta istituzioni di studiosi maestri cantori.
Altrettante Opere teoriche-pratiche e di disciplina artistico-chiesastica vantano Spagna e Portogallo; per cui, gara ne nacque fra i due popoli, e non è ancora spenta: chè nella patria de’ metodisti e compositori, Marcos de Portugal, Pedro Thalesio, Jorge de Monte Mayor, Garcia de Resende, Gil Vicente, Gregorio Silvestre, Francisco Manuel de Mello, e re Don Giovanni IV, musico e fondatore di gran biblioteca d’arte, ancora in oggi un Gioacchino Vasconcello di Porto raccoglie oltre 400 musicisti portoghesi (dei quali pochi soltanto son ricordati dal Fétis), e li magnifica rispetto agli Spagnuoli; dando però interessanti notizie e quadri sinottici sulla storia della r. Cappella portoghese dal secolo XV ai giorni nostri, cui rimando il lettore[188].
In Francia, un generale Codice della Musica fu compilato da Rameau, il cantor di Dijone, ma non fu attivato; ond’ebbe a dirsi che le teorie di quell’autore sortirono la rara sorte di far fortuna senz’essere da alcuno mai lette.
I Problemi musicali del balbuziente Sauveur (1716), e la nuova maniera di compor canto fermo, del dizionarista Sebastiano Brossard, credo che abbiano goduto in quell’epoca (1730) il medesimo privilegio.
Il Dizionario della Musica di quest’autore tratto dal Zarlino, com’ebbe infatti servito a I. I. Rousseau per l’erezione del suo, Zarliniano ad uso francese, si può dir sia passato agli archivj siccome minuta abbandonata; e il medesimo Brossard pensò regalare al Re pe’ suoi musei, anche le sue dissertazioni sul canto, per procurar loro la custodia almeno, se non ne prevedea la lettura[189].