Ecco David il componitore delle soavi canzoni d’Israele (Samuel, 2, XXIII), che tripudia nelle feste dell’Arca del patto; Salomone che sviene d’amore nel Cantico.
Nell’Egitto e nella Grecia i primi canti conosciuti furono versi in onor degli Dei, modulati dai poeti medesimi.
Adottati ben presto dai Sacerdoti, addivengono rituali; e quindi il simbolico Osiride risponde e promulga le leggi col canto.
Anfione fabbrica Tebe cantando sulla cetra; e figura così l’armonia delle parti, e consacra ad Apolline, dio della massima scienza, quel suolo, onde poi Crissei e Focesi che lo profanarono, nella guerra indetta dagli Anfizioni furono sterminati.
Secondo altri, è Cadmo venuto di Fenicia e salvato dalla Corte di quel re, che stabilisce in Tebe il suo regno, ma seco adducendo siccome sposa, la canora Ermione, od Armonia, colla quale spiega gli oracoli, sfida i destini, e apprende la bell’arte alla Grecia e all’Illirio.
Musèo si fa cantore e profeta.
Femonea e le Pitonesse seguaci, cantano in Delfo i versi pronunciati dall’Oracolo. Quindi son versi le sentenze de’ filosofi, i detti dei legislatori che si cantano per le vie della Grecia, affinchè meglio s’imprimano nelle menti e nei cuori.
A innalzare poi i lamenti di pietà e le lodi ai Superni, s’unisce il popolo; e alla guida dei poeti e dei sacerdoti meglio s’informa del canto, originando il concerto ed il coro.
Ma unire in coro le voci fu antica usanza anche degli Egizj, sia per le deprecazioni, e sia nei tripudj.
I Miti poetici e religiosi se spargono vivi raggi di luce nella oscurità dove la storia non giunge, non devono peraltro escludere il sussidio della savia induzione, che procedendo per fatti incontestabili, è valida altrettanto a illuminare per ignote regioni; e per questa, più che a tante Deità inventrici, dobbiam prestar fede all’opera della imitazione nelle discendenze e nelle migrazioni de’ popoli. È probabile infatti che anche i Greci come gli Ebrei, derivassero in gran parte le costumanze dal popolo che più profondamente d’ogni altro si perde ne’ tempi.