Farò memoria che non estraneo alle trattazioni Tartiane compariva in quel tempo il libro del Pizzati: La scienza de’ suoni e dell’armonia diretta specialmente a render ragione de’ fenomeni e conoscere la natura e le leggi della medesima, ed a giovare alla pratica del contrappunto. (Venezia 1782, in foglio picc. con Tavola degli esempj). Don Giuseppe Pizzati gesuita era nato in Piovene di Vicenza nel 1732, dove, dopo d’essere stato professore di fisica in Siena, riduceasi a morire nel 1803. Il suo lavoro versava anche sulle cose vocali e del canto, benchè non lo accennasse; e perchè d’altre classiche opere generalmente men noto, servì forse meglio di comoda base a più recenti scritti che in ispecialità sulla fonetica si diedero per originali.

Anche Nanni Domenico, il facondo toscano archeologo sigillario, nel 1756 pubblicava in Firenze un libro, Della disciplina del canto ecclesiastico antico; recando meglio che novità, nuovo ricordo e quasi ammonizione a non disertare dall’antico per le aberrazioni recenti col buon progresso incamminate.

Ad analogo scopo erasi adoprato il vescovo Francesco Cirillo pel canto delle chiese spagnuole, ma spingendo le sue opinioni così, da provocare una controdifesa alla musica modernamente introdotta (1649).

Ai principj antichi più sobriamente risalivano tessendo le loro opere: Trezza Giuseppe — Il Cantore Ecclesiastico — Padova 1698; Tevo Zaccaria — Il Musico Testore — Venezia 1706; Eulero Leonardo, Petropoli 1739; Frisio Paolo, Lucca 1759; il dialogista Bergamasco, 1761; e quello Pisano, Sacchi Giovenale, 1786; Benvenuto di S. Raffaele, 1792.

Allora Vincenzo Manfredini, veneto, stampava a Bologna, 1788, la Difesa della Musica moderna e dei suoi celebri esecutori; dove anche un Francesco Tognetti, i Progressi musicali propugnava.

Nel 1774, usciva a Roma l’opera di Antonia Eximeno — Origine e regole della musica colla storia del suo progresso; nelle cui lotte per gli storici svolgimenti arieggia l’opera che Pietro Laurembergius nel 1642 intitolava: Musomachia, id est bellum musicale.

In varie regioni progredirono colla storia musicale altri scrittori nel passato secolo, fra quali: Giuseppe Fux, Vienna 1725; Jean-Teofilo Wald, Magdel 1781; Bethizy, Parigi 1764; Philodem, Berlino 1796; Burney Carlo, Londra 1776-1789; Gaultier Luigi autor di un Trattato contro i balli e le cattive canzoni di cui fu fatta una versione dal francese, a Venezia nel 1787. Bourdelot, La Haye 1743; De la Borde, Essai sur la Mus. Parigi 1780; e l’ab. Martino Gerbert, de la Mus. et ses effets, Amsterdam 1725 — de Cantu et Mus. sacra, 1744[192].

Si noti però un Gerbert, abate di Bobio, maestro a Reims, arcivescovo di Ravenna, poi papa col nome di Silvestro II, matematico, musicista e scrittore, morto nel 1003 al tempo del quale riscontrasi l’altro monaco Remi d’Auxerre, versato pure nelle cose musicali, commentatore dei Salmi, di Quintiliano, ed Hucbald.

Anche la storia musicale delle regioni a noi più remote ebbe ricercatori.

De la Laubère descrivendo il regno di Siam (Amsterdam 1700), raccolse le canzoni di quel popolo e ne spiegò i loro modi.