Rossi Michelangelo, concorse a tale sviluppo, e ingrandì il Concerto aumentandone le parti senza nuocere all’unità del concetto; legò assieme con gradita varianza arie, cori, duetti, terzetti, e fece tutto precedere da una introduzione, ma più estesa e sviluppata di quella immaginata prima dal Lulli, che dimostra realmente l’esordire della sinfonia, il cui primo saggio, benchè così umilmente comparso e quasi ancora nella semplicità dell’infanzia, rivendica il vanto all’Italia anche di quella invenzione istrumentale, che col nome di sinfonia fu poi argomento di belle prove ai nostri genj moderni, e venne a tanto studio elevata dagli stranieri.
Che se quel nome che accenna ad un concetto sinfonico interamente svolto, non si volesse ancor dare alle introduzioni del Rossi, non si negherà la formazione della sinfonia propriamente detta al Sammartini ed al Valmadrera, pur nostri, che furon maestri agli oltramontani.
Questo ingrandito e completato concerto del Rossi fu l’Oratorio intitolato Erminia al Giordano, e composto nel 1625.
Laudi imitò felicemente quella composizione nel suo Santo Alessio, 1634.
Ora, continuando sull’apostolato musicale italiano all’estero, e sui ricorsi delle straniere corti e cappelle ai nostri inventori, per arricchirle dei nuovi canti, gustare le riforme e tentarne la imitazione; mentre i modi del Lulli e del Rossi si famigliarizzavano a Parigi, a Vienna, introduceansi quelli dei mantovani Viadana e Monte Sinicelli.
Quest’ultimo continuando pel teatro l’opera riformatrice dedicata dal primo alla chiesa, componeva nel 1626 l’opera l’Europa, e la rappresentava in Mantova nella Accademia degli Invaghiti.
Trovandosi in questa ducale città il figlio dell’imperatore Ferdinando III, arciduca Leopoldo, ed assistendo a quella rappresentazione, si fece anch’egli Invaghito; e ne volle tosto la imitazione nella sua capitale. Da questa prima idea portata da Mantova, trae origine l’opera di Vienna, primo teatro in cui, al dire del Tiraboschi[143], fuori d’Italia si introdusse il dramma per musica.
Maestri e cantanti italiani popolarono subito il nuovo arringo, e si può immaginare di quale onore Baldovino di Monte Sinicelli abbia potuto gloriarsi.
Questo veramente fu il seme che generò l’opera anche in Alemagna, tentata subito da Riccardo Keiser in Amburgo, nel 1694, col suo Basilio, e quindi coll’Imene nel 1698, che non ressero però al confronto dell’opera italiana, la cui prevalenza ritardò a quei popoli di quasi mezzo secolo lo sviluppo dell’opera nazionale.
Tartini chiamato a Praga nel 1725 dall’imperatore Carlo VI, e quivi rimasto tre anni, rese da usura l’utile che avea ricavato dalle prime lezioni del padre Boemo organista, durante il suo soggiorno forzato in Assisi, ottenne i suffragi universali; diede consigli agli artisti tedeschi, a Stamitz specialmente, il quale dovea rappresentare la sua scuola a Mannheim, come Gairniés la rappresentava in Francia, onde fu detto il Tartini francese[144].