Pollarolo Carlo bresciano, diffonde a Vienna i suoi drammi musicati a Venezia, e vi scrive l’oratorio Jefte sullo scorcio del medesimo secolo. Indi Ziani Pier Andrea, celebrato veneto organista, è a Vienna maestro.

Carlo Pallavicino, allievo di Legrenzi, dagl’Incurabili di Venezia si trasferisce in Sassonia ove morì nel 1688.

Dopo questi, Baldassare Galuppi, è apostolo dei canti a Praga, a Londra, nelle Russie, a Vienna, dove stanca Metastasio a dettargli lirici versi.

Non è a dire se anche i Fiorentini, ch’ebbero il merito de’ primi trovati nel drammatico canto, in estrani paesi passassero a far propaganda de’ nuovi modi e riscuotere i primi plausi.

Il continuo movimento fratesco contribuì alla diffusione della riformata scuola; e infatti fin dal 1516, per opera di Aarone fiorentino, si trova formata una cappella in Rimini dove quel maestro era canonico, quindi una scuola sua propria in Roma, che (come alcuni asseriscono) si diramò poscia in Francia ed in Spagna.

Anche le frequenti emigrazioni che per cagioni politiche si ripeterono in quel secolo, trasportando da quel di Firenze e dalle terre circostanti il fiore dei cittadini, che spesso spogliati d’ogni sostanza, e bisognosi presso a stranieri popoli, doveano ricorrere alla propria capacità per procacciarsi di che vivere, come pur troppo avvien sempre in tempi di tali sciagure; e specialmente le fughe e gli esigli causati dai tradimenti del 1530 in cui le libertà della Fiorentina Repubblica furono spente; influirono a popolare altri paesi di que’ cantori e di quei musici che lungo le rive dell’Arno, ne’ templi dell’Orgagna, e sulle mura di Michelangelo, ispiravano i liberi ricercari, le ballate poetiche, le canzoni guerresche.

Così vedemmo più di recente per le persecuzioni austriache in Italia, più estesamente vangelizzata anche pei canti l’ospitale Inghilterra.

I fuorusciti fiorentini, in gran parte, ricoverarono in Francia, alcuni nelle terre della Veneta Repubblica; e seco trasportarono le arti loro pregiate, fra quali la serica manifattura, i modi speciali del loro canto; e tanti in Francia, in Alsazia, e nel Vicentino si piantarono stabilmente, e tuttora riscontransi i nomi, le scuole e le famiglie; e non pochi scusarono i danni della perdita della patria, acquistando felice riputazione; come il Boccaccio notò, nella sua epistola a Pino de’ Rossi, che «assai nostri cittadini sono già di troppo più splendida fama stati appresso le nazioni estrane, che appresso noi

Dalla chiara famiglia de’ Fantoni venuti da Firenze in Francia co’ fuorusciti, alcuni trattarono l’armi, altri esercitarono il canto e la musica; onde diverse scuole e varie città francesi ebbero maestri di questo nome, finchè s’incontra il celebre Nicola Fantoni, e Fanton per lo straniero accento, scrittore di mottetti e di salmi, in cui rivelasi la fantasia italiana sposata al gallico stile del Lalande, superato per altro in vaghezza e per le istrumentazioni condotte e riconosciute di miglior gusto. Prima maestro alla cattedrale di Blois, e a quel famoso reale castello, lo fu poi a la Saint-Chapelle, ove morì (1757).

De’ suoi nipoti venuti in Italia, e precisamente su quello della Repubblica veneta (1769), parecchi Fantoni si distinsero nel culto del canto.