Era l’incumbenza d’un Donaducci, e poscia d’un Fedeli sonar sul violino un melodioso a solo all’elevazione della messa; e durò quest’uso fino all’anno 1692.
L’ultimo sonator di tiorba in san Marco fu un Bartolomeo Brigadi, morto nel 1748. Il maestro Baldassare Galuppi riordinò poi l’orchestra, che era composta di 35 strumenti. Costavano ducati annui 1150. Erano: 12 violini, 6 viole, 4 violoncelli, 5 violoni, 4 oboe e flauti, ed altrettanti corni e trombe. Il famoso concertista Nazari, allievo di Tartini era capo orchestra; questa riuscì allora la migliore d’Italia e servì poscia a modello per le orchestre teatrali.
L’istesso Tartini vi suonò per buon tempo.
Ritiensi che v’abbia cantato Alessandro Stradella (benchè non se ne trovi memorie), famoso cantore di chiesa, la cui storia pietosa il Carrer immortalò in una ballata, ch’è certamente fra le più belle del lirico veneziano.
[47]. In Vicenza sono frequenti le voci di tenore, e come tali s’acquistarono bella fama teatrale, Gennaro, Confortini, Castellani, Fantoni, Viani, e in oggi il Piccioli, Vanzan.
[48]. Anche Antonio Spadina fu maestro di canto a Como, che, divenuto pazzo, s’uccise nel 1869.
[49]. L’Adelinda, 1.ª Opera posta in scena a S. Marino. Settembre 1872.
[50]. Non sarebbe nuovissima la stranezza di un tal concerto-pirotecnico, da un altro italiano essendo stata già tentata fin dallo scorso secolo e in più opportuno teatro. Fu il celebre Sarti che, essendo maestro della imp. cappella a Pietroburgo, in occasione della festa ivi celebrata nel 1788 per la presa di Okzakow, compose un Tedeum che fu eseguito nel Castello Imperiale da numerosi cori e grandi orchestre, a cui talvolta formavano base i colpi di cannone di differente calibro, collocati nella corte del Castello e tirati a tempo e assegnati ad intervalli.
La tradizione del Sarti, anche in questo, non è stata perduta in quel paese. In un gran trattenimento campale tenuto nel 1836 a Krasnoë-Selo, nei dintorni di Pietroburgo, una gran parata alla fine delle manovre fu chiusa con un guerresco canto, la cui introduzione era formata dai colpi simultanei di 120 cannoni, che poscia a intervalli battevano il tempo a una massa innumerevole di cantori di tutti i reggimenti, sostenuti dalle bande, da due corpi di trombe e 600 tamburi.
Lo stravagante esperimento del Sarti, fu ritentato da Carlo Stamitz, violinista a Norimberga.