Chi si dà al sacro canto porge nobile eccitamento a studiarne le arcane maraviglie, e concorre a tenerlo in onore quanto si deve, e più che dai superbi od ignari purtroppo non facciasi.
Qui gli altri valenti maestri, Busi, Antonelli, Capanna, Brunetti, Gattinelli, Adolfo Crescentini, Pietro Romagnoli, Dom. Lucilla.
Giova poi ricordare che il sig. Casarini, già sindaco di Bologna si fece iniziatore di un gran centro artistico musicale per l’esecuzione di tutti i grandi capolavori di tutte le scuole, secondo un criterio storico e cronologico da esaurirsi in un numero determinato d’anni, nella basilica Petroniana per le sacre composizioni, e per le profane ne’ teatri, dove ha special sede quel preclaro direttore che è Angelo Mariani.
Nell’isola estremale d’Italia, dove le traccie dell’arabe canzoni non sono distrutte interamente, dove il genio di pura itala melodia in Bellini rinacque, e il sole della ispirazione non manca, il fior del canto pur tarda a sviluppare.
Non pertanto a Palermo mantengono le illustri tradizioni i De Carlo[53] e i Platania.
All’altro estremo, dove Dante ponea il confine del nostro mare, là presso del Quarnaro — che Italia chiude e i suoi termini bagna — a Trieste, la istituzione di canto ecclesiastico ed accademico, promossa intorno l’anno 1850 da Luigi Ricci, e bene sperimentata da prima, pel falso sistema di voler ad ogni tre anni rinnovati gli alunni che formar dovevano la cantorìa, cagionò ruina a sè stessa e precoce morte all’affaticato maestro. Il suo allievo Giuseppe Rota imprese a stento di restaurarla.
Ma accanto a quella di san Giusto prosperava altresì quella Civica, retta da Francesco Sinico, continuata poi in adozione privata da Sinico Giuseppe figlio; Scuola popolare, che a quest’ora diede già buon numero d’artisti e ben riputati alle scene[54].
Guido Cimoso vicentino, l’autore del grande studio Armonico religioso, la Distruzione dell’Universo, Trieste 1864, ha cooperato alla coltura e all’amore della buona scuola.
Altri bravi maestri e compositori, quali, Zingarle, Buccelli[55], Mazza, Lionello Ventura, De Grandi, sorsero in quella città; Luigi Cortelazzi ed altri negl’Istriani dintorni; Teodoro Smitter già distinto baritono e compositore, morto ne’ primi del 1871; Domenico Desirò che passò all’educazione dei Cori in Padova; fanno tutti testimonianza della bella inclinazione dalla scuola Ricciana ridestata, e d’ottime sementi in buona terra deposte.
Altre terre italiane videro nascere più o men fortunate o durevoli simili scuole popolari, unite talvolta alle serali, per estendere anche agli artigiani il mezzo d’impiegar nobilmente le vigorose voci e salvarle dai frastuoni e dagli oscuramenti delle taverne: e bene intendono i Municipj se le sorreggono, come quello di Siracusa fondò e mantiene la propria Scuola serotina di canto, affidata a Bertolini Ferdinando (1870).