Milano, fin dal 1867, colle sue Scuole comunali ne avea dato l’esempio, nominandovi ad insegnante Eugenio Torriani, che le fornì tosto d’un corso elementare pel canto corale.

Vedemmo l’estensione e i miglioramenti che tali scuole esigono ancora per dirle veramente giovevoli, e come il Varisco s’adopra al loro perfezionamento.

A Venezia tale istituzione si dice esistente. Fu chiesto infatti un maestro milanese, Manfredini a fondarla; e dà qualche segno di vita nelle scuole elementari, ma quasi a puro servigio delle mosse ginnastiche.

Dal 1866 coll’acquisto di libertà, que’ cori d’artigiani che allegrano le calli e le piazze nelle sere carnovalesche, portando il nome tradizionale di cori de’ pittori; perocchè fin d’antico, nelle scuole dei veneti famose in quell’arte, allievi e maestri poeticamente passassero dalla tavolozza alla musica.

Anche durante la schiavitù che vietava ogni società e riunione, pure una larva di que’ cori erasi mantenuta.

Alcuni artisti e compositori, vaghi delle tradizionali canzoni, quali: Duval, Tonassi, Bertaggia, Tessarin, Cestari, Galli, Aloysio[56], Malipiero, informarono a que’ canti le rozze voci, e l’espressivo dialetto dei gondolieri.

Giacomo Bortolini ora conduce il coro dei pittori, ricostituito sotto il nome di Compagnia nazionale di canto della Laguna per cui compose e pubblicò una raccolta di nazionali canzoni. — Acerbi istruisce i cori teatrali. — Nicolò Coccon sostituisce alla direzione dei fanciulli e cantori di san Marco il perduto Buzzola.

Antonio Buzzola di Adria, era succeduto verso il 1846 al bravo maestro Perotti, per ultima proposta di questo medesimo che lo avea avuto ad allievo e compagno nella cattedra del Furlanetto.

Erudito da viaggi, pratico de’ varj stili musicali, già istitutore nel canto delle reali donne di Prussia, e direttore nel teatro d’Opera di Berlino (1843), il Buzzola maestro primario alla metropolitana basilica di san Marco, e duce de’ cori veneziani, compositore di riputati spartiti teatrali e di ottime salmodie[57], morì nel marzo 1871; lasciando una collezione estesissima di sue canzoni sopra temi in dialetto veneziano, onde per lungo tempo echeggieranno ancora le lagune del suo patetico genio, e l’arpe delle straniere cantatrici ripeteranno altrove le veneziane memorie, come dovea il teatro per di lui opera rimasta incompiuta, dar musicato il linguaggio gentil del Goldoni.

Quel linguaggio specialmente poetico e musicale, creato prima da un popolo per istinto cantore. Egli è quello che canta per naturale vaghezza e non per dettame o imitazione.