Con esse vediam musicate tutte le forme di verso, e le più care e famigliari parole.
Anche il ritmo appunto dello stornello, ritenuto ripugnante alla regolare melodia, i nostri trovatori seppero impiegare; ed è ventura che anche a quello siansi famigliarizzati, poichè conferisce agevolmente la vaghezza e la novità che si vuole ai nostri canti abbisognare.
Queste belle lezioni dei migliori nostri maestri, saranno gli elementi che apparecchieranno alle grandi arie, alle caballette, ai rondeau, gli eletti alle espressioni solenni melodrammatiche.
Le nostre belle dame, prima d’affaticarsi colle scene dello Stiffelio e del Don Carlos, non modularono la geniale romanza Il Poveretto, musicata dall’ancora ignoto compositor di Busseto?
Avrebbe bastato Donizzetti ad arricchire di tali canti le nostre camere. Ma chi possede non cura: e nelle vaste aspirazioni, nel culto esagerato allo spettacolo, tiensi a vile il cantore di camera; e pochi compositori s’erano occupati a questo genere utile e vivo.
Fra i primi e più fedeli che inoltratisi come tutti i maestri nelle vie della creazione musicale con qualche semplice melodia, non disdegnarono poi la vena famigliare di Cimarosa, furono il Vaccaj, il Buzzola, Luigi Sangermano arpinate, ch’è pur l’autore di Goretta.
Tenne assai Napoli alle sue facili e ardenti Canzoni. (Vedi il Canzoniere del Florimo.)
La bella fonte delle romantiche Barcarole non è ancora scemata a Venezia. Dopo la ricchezza sparsa dal Buzzola pel mondo, Campana, Tonassi, Tessarin, Malipiero, danno felicissimi saggi.
Non mancano gl’Idilj alpigiani e campestri; i Ricordi orientali di Nicola de Giosa; gl’Inni di patria dell’Olivieri; i Cantici sacri degl’ultimi celebri maestri delle cappelle di Venezia e di Napoli, Buzzola, e Sarmiento[97], e dei viventi De Giosa, Tomadini, Tempia[98], Canneti, Terziani, F. M. Albini, Gerol. Barbieri, Pillotti, Sampieri, Cortellazzi, Bernardini da Buti, Giani da Viadana, de’ fratelli Cagnoni[99], imitatori degl’ultimi estri lasciati nella Pétit Messe da Rossini.
Alle dilavate Raccolte dei Marenzio, dei Guasco, dei Capuci, dei Squarcialupi, e d’altri antichi madrigalisti, subentrarono le Corone, i Serti di fiori, gli Albo de’ trovatori moderni[100].