Il Canzoniere testè pubblicato da Fr. G. Zingarle di Trieste, ad uso de’ fanciulli che frequentano le scuole minori, porge a questi modo opportuno e comoda ginnastica agl’organi vocali, educamento di buon gusto e d’affetti, interesse morale e umanitario[101]. Così le Cantate per gli Asili di infanzia d’Enrico Panicali di Fossombrone[102].
Altri canti facili e puri nell’Albo De Giosa[103]; altri in quello popolare di Giov. Frippo; in quelli melodici di L. Gordigiani, e di Filippo Coletti.
A Firenze, il maestro G. Palloni ci diè un nuovo Album vocale — Pensieri ed Anima — gentili melodie fra cui il pezzo stupendo: — Lamento d’una madre: piccolo riccio di capelli biondi — vero strazio dell’anima. Il Palloni, fido seguace della buona scuola di canto, è per la musica popolare un conservatore di quelle eccellenti tradizioni toscane, delle quali fu legittimo padre il Gordigiani; e successori suoi, il Luzzi e il Mariani.
Ivi pure, Favi pubblicò l’Iris Florentina; Vincenzo Capocelatro, Le Veglie[104]; Hackensöllner, Le Memorie d’una cantatrice (Marianna Barbieri-Nini).
A Roma, appena libera, lo Sgambati donò un Albo vocale, pel cui accompagnamento, peraltro, trovato oscuro e difficile, s’ebbe da’ critici il ricordo che gli stessi Schumann e Schubert scrivendo per camera rendevano semplici e piane le lor cantilene violentando l’istinto. Quivi nella capitale, con egual titolo, L. Militotti diede più schiette paesane reminiscenze.
Abbiamo quindi le Romanze del Fabiani e del Sangermano, dello Stanzieri che si fan largo a Parigi e a Londra come ogni cosa italiana che piace. Abbiamo le Napoletane di Luigi Mazzone, di Sessa, di Graziani, di Montenegro da Barletta, di Antonio Coppola da Catania.
In tanta fioritura di giardino melodico, perchè adunque fantasticare colla pretesa di genj, e sudare colle imprese de’ sapienti attorno le meditazioni e i labirinti stranieri, nelle chiese, ne’ teatri, e perfin nei nostri privati e geniali ritrovi? — Prendiamo intanto a scuola nostra e a diletto quello che subito e facile piace e s’apprende, come il puro concetto d’un libro educativo, il cui pregio è la chiarezza.
Che se il sapiente Schumann, il David alemanno, ne’ suoi precetti musicali, parlò talvolta a dispregio di cotesta musica facile d’indole veramente italiana, ebbe a smentirsi quasi nel periodo istesso dell’argomento suo, aggiungendo:
«Ascolta attentamente tutti i canti popolari, son dessi una miniera delle più belle melodie che ti aprono gli occhi intorno al carattere delle diverse nazioni.» Onde la Liedertafel famosa (tavola delle canzoni), in cui Zeller dipinse il suo popolo. Nè diversamente si informa il bellissimo libro A travers Chants, d’Ettore Berlioz: ed accenno soltanto il Canzoniere Lisinski a fedele fotografia della sua Polonia.
Badiamo che non s’avveri il dubbio di Delécluz, critico di molti studj e di squisito gusto, amantissimo della musica italiana e che la difese più volte dagli assalti del Conservatorio parigino, il quale in uno dei suoi ultimi articoli lamentò il decadimento nostro, vaticinandone quasi la diseredazione, colle dure e pur vere parole: «Gl’italiani de’ giorni nostri fanno dell’arte musicale quel medesimo governo che de’ poderi gli affittajuoli di mala fede, quando è per scadere il termine di locazione: diboscano, recidono, portano via il meglio e il più che possono, sfruttano e smungono il terreno, cessano dai buoni modi di coltura e mandano ogni cosa in rovina.»