Perfezionò l’opera del suo cuore; e quando se la vide staccare dal nuovo destino che aspettava la giovane cantatrice, Ramier soffrì lo strazio colla rassegnazione paterna. Dagli splendidi palchi de’ suoi trionfi, ella divenuta celebre, riconobbe talvolta nel fondo dell’orchestra l’amoroso maestro che piangeva di tenerezza, e la commozione le toglieva la voce, e gli rispondeva col pianto.
L’allieva di quell’umile scuola era Rosina Stolz; del cui nome altre non meno celebri udimmo ai nostri giorni, e che avremo qui ad accennare.
Sotto le toccanti figure di questi maestri, non vi par di vedere i modesti ritratti degli antichi Maestri de’ fanciulli, e di tanti maestri dei villaggi, che dalle piccole scuole e dalle devote cappelle diedero alle storie ed al mondo i più illustri musicisti e cantori?
E queste scuole, non potrebbero giovare ancora, meglio forse che i superbi istituti, secondo le antiche tradizioni d’Italia e coi frutti copiosi dei classici tempi?
Nell’umiltà e nell’amore fecondano i genj.
Dalle minute sementi crescono i più nobili arbusti; colle pianticelle s’infoltano i boschi; la educazione di quelle dev’essere la cura che precede la vaghezza degli artificj e l’opportunità di loro trapiantamento.
Ma alle scuole primarie anche del canto, ai piedestalli di tant’arte, si accorderanno le riforme volute dal progresso medesimo che non permette il loro abbandono, o la lor trascuranza.
Ed anzi tutto, sarà d’uopo ridestare il valor nei maestri, la volontà negli scolari; e negli uni e negl’altri l’amore.
Inutili sarebbero tutte le scuole se disgraziatamente dovesse ripetersi a lungo: Dove trovare un buon maestro di canto?... Fatal ricerca, che rese facile un’altra: Chi vuol sommettersi a un bravo istitutore?..
«Sì, a che giova tacerlo? La vera scuola dei canto è in abbandono.» Mi valgo di alcune belle parole del cantante e maestro Luigi Celentano[107] perchè il loro lamento sembrami contenere un utile programma alle buone scuole desiderate.