Ecco riassunte da questo egregio conoscitore alcune osservazioni da noi in precedenza annotate, altre da migliori pratici e studiosi desunte[108]; ecco le prove, come diè a divedere il Mazzucato, di mancanza di scienza nei pretesi maestri, e di voglia negli scolari di tutt’altro che scienza.

Ecco le cause, per le quali, anche a mio vedere, mentre i Conservatorj fioriscono per la composizione, in cui indispensabilmente si studia, si spopolano nelle scuole di canto, a segno di tenerle e fuggirle come nocive.

Ammessa qualche modificazione nei severi quanto schietti giudizj del Celentano, e inteso per bene il lungo e accurato studio, non in base al sistema, ma alla conoscenza del macchinismo e alla azione dell’organo vocale, ed alle variabili condizioni da educare, sembrami che da quel riassunto potrebbonsi ricavare i precetti migliori alla interpretazione de’ metodi, alla savia loro applicazione, e per conseguenza alla formazione delle voci da teatro o da camera atte al mantenimento ed al progresso dell’arte, al diletto perenne in un colla istruzione degli uditori, precetti valevoli al cantante ed alla sua fama.

CONTINUAZIONE DELLA PARTE NUOVA

IV.

Secolo XIX. — Ritorno ai Compositori. — Sublimità dello sviluppo melodico italiano. — Genio. — Imitatori. — Progressi delle altre Nazioni. — Maestri contemporanei. — Rinnovazione degli attentati ultramontani. — Falsi e veri profeti.

Raccogliamoci un istante prima d’accedere al massimo monumento: gettiamo ancora uno sguardo sul cumulo e sulla varietà di memorie che si offersero lungo il cammino di secoli.

A tutto il 18.º, una sola influenza vedemmo prevalere su tutte le influenze di stili, di scuole, e di paesi. Dalle monodie di Tepandro, ai corodiaci madrigali; dalle cantate di Carissimi, al Don Giovanni, la melodia ha dominata la musica; la iniziativa fu sempre del sentimento; prevalse lo spiritualismo del bel genio italiano: l’arte, tutta emanazione del cuore, non divideva ancora l’impero colla forza del lavoro.

I prodigi di questo mirabile ausiliare vidersi nel nostro secolo; dall’epoca appunto in cui segnando una linea demarcativa in queste memorie, abbiamo sospeso il procedimento storico della serie interminabile dei trovatori ed esecutori del canto: quando, cioè, parea che Mozart avesse rapita la scintilla famosa dal fedele antico tempio, il canto e la passione degli italiani, per conciliarla, veramente con alto pensiero, agli artificj fantastici oltramontani.

Ma la nuova Triade della nostra fede manifestossi colla sua onnipotenza e col suo splendore: venne a redimere e ad assicurare il suo regno.