In questa manifestazione sta la nuova legge dell’arte del canto inventivo, che si collega mirabilmente alla antica tradizione, al testamento che nel secolo 18.º avea compimento, ed in cui una plejade di profeti e di precursori avea vaticinata e bandita la prossima êra della rigenerazione.

Per quella guisa che Dante pria d’innoltrarsi negli eterni regni, si soffermava a riguardare le magnanime ombre de’ veggenti raccolte nella tranquilla valle, quasi a ridestarvi la ispirazione, volgiamo pure uno sguardo ancora al nostro limbo glorioso, per procedere più riverenti e commossi e nella fede ravvalorati, fra i contrasti de’ reprobi, e i cori eletti dell’altissima gloria.

Concludiamo quanto fu esposto, restringendosi all’ultimo periodo, lo scorso secolo, che fu detto l’età d’oro della musica.

— Aperto da Carissimi e chiuso da Mozart, vide nascere un numero considerevole di grandi compositori che svilupparono e fecondarono tutte le forme dell’arte.

La scuola napolitana, illustrata dallo Scarlatti suo fondatore e da suoi allievi, Feo, Durante, Porpora, e successori Pergolese, Jomelli, Piccini, Sacchini, Trajetta, Majo, Clementi, Guglielmi, Cimarosa, Paisiello, coro di cantori immortali, creò l’opera seria.

Venezia, che fu detta il sorriso del mondo, e la cui scuola fondata dai Gabrieli conta ne’ suoi fasti, Monteverde, Croce, Legrenzi, Lotti, Marcello, Zarlino, Carissimi e Galuppi, diè alla luce l’opera buffa.

Pittoni, Pisari, Casali, Allegri, conservarono a Roma le tradizioni del divino Palestrina, e difesero il grande e vero stile della musica sacra contro la rivoluzione de’ tempi.

Cantanti incomparabili sono formati per le cure di Gizzi, Feo e Porpora a Napoli; di Amadori a Roma; di Redi a Firenze; di Peli a Modena; di Bernacchi a Bologna; di Brivio a Milano; di Vallotti, Salieri, nelle Venezie.

I tenori e soprani, Orsini, Senesino, Gizzielo, Manzuoli, Caffarelli, Farinelli, Babbini, Babbi; la Tesi, la Mingotti, la Faustina, l’Agujari, la Cuzzoni, fanno risuonare l’Europa de’ loro sublimi accenti; sono rimpiazzati dai Guadagni, Guarducci, Pacchiarotti, Rauzzini, Raff, Rubinelli, Marchesi, Crescentini, castrati famosi, da Ansani, da David padre; dalle Banti, Mara, Gabrielli, celebri virtuose che furono seguite alla lor volta dall’emula schiera delle Pisaroni, Sontag, Persiani, Colbran, Belloc, Mombelli, Mingotti, Demerich, la Pasta e la Malibran; da Lablach, Garcia, Tamburini, Tacchinardi, Veluti, Duprez e Rubini.

L’istrumento che più d’ogn’altro avvicina la voce umana, e che ne imita meglio la vibrazione toccante, le cambianze infinite, il violino, fu culto da Corelli, dal grande Tartini, da Nardini, Pugnani, Viotti, Radicati, Aliani, che aprirono il campo alle alte scuole ispirate e novatrici, italiana e belga, coi Paganini e Beiriot.