O d'arme invitto, e più di cor gentile, Germe immortal degl'immortali Eroi, Com'è, che d'ozio neghittoso e vile Non tuo valor, non tua virtù s'annoi? Tu di vil plebe a seguitar lo stile Or volgi riposando i pensier tuoi; Ma qual poscia in Italia, almo paese, Fia sculto marmo a le tue chiare imprese?

XVI

Allor di doglia al così dir confuso Tragge dal mesto cor lungo sospiro, E diceva AMEDEO: del vulgar uso L'anima serva a le viltà raggiro? Io vago d'ozio? che risplenda, o chiuso Stia 'l sole in mar, questa prigion sospiro? Ah che quì circonscritto odio la vita, E conto ore e momenti a la partita.

XVII

Sciolsi spirando in cielo aure serene, Del gran Sïon per adorar le mura; Ma su per queste inabitate arene Ruppe nostri sentier cruda ventura; Sì tra fere, e tra boschi il ciel mi tiene, Come tu scorgi e 'l lagrimar non cura; Così l'onor, di che sperava altiero Mio nome incoronarsi, omai dispero.

XVIII

Ma tu chi sei? che 'n sì crudel martoro Anima afflitta visitar non sdegni? Vivi mortale? od immortal fra loro, C'han pace eterna in su gli eterni regni? Se m'appari celeste, ecco io t'adoro; Toglimi, o Santo, a tanti casi indegni; O perchè mia memoria indi difenda, Sì rei destin la bella Italia intenda.

XIX

Così pregava alto gemendo; allora Sparse d'eletti fior nembo giocondo L'Angelo intorno; e sè di raggi indora, Mirabil vista! entro fulgor profondo: Dice, o guerrier, del cui gran pregio ancora Memoria eterna fia sacrata al mondo, A più lieti pensier l'alma rivolta, E me messo di Dio verace ascolta.

XX