Come risorga il sol, (del mar forniti I rischi or son: non paventar sue frodi) Pensa al partir; ma ricercar quai liti Deggia partendo, di mia bocca or odi; Asia, Orïente, eserciti infiniti, Arme d'inferno, aspro guerreggian Rodi, E mille armate navi, orribil guerra, Tutto chiudono il mar, chiudon la terra.

XXI

Oppressa da furor barbari ed empi Sente omai da vicin l'ultimo pianto; Va tu colà; suoi formidabil scempi Saran del ciel cura pietosa intanto; Là fa scudo a gli altar, fa scudo ai Tempi, E di Savoia sempiterna il vanto; Così diceva; e di pietate accese L'anima fida a le sacrate imprese.

XXII

S'invola poscia il volator Divino, Qual sparisce per l'aure aureo baleno. Tende le palme, e reverente inchino Traeva gridi il cavalier dal seno: Qual celeste pietà, qual mio destino Ti veste l'ali? e giù dal ciel sereno A questo afflitto dispensar conforto Te quì possente messaggiero ha scorto?

XXIII

Deh se ne l'alto ciel fatto hai ritorno, Mio pronto cor, deh tua pietà non cele; Esponlo, prego, a' piè di Dio; col giorno, Qual tu m'impon, dispiegherò le vele; Pronto a morir, con mille rischi intorno A' cenni suoi combatterò fedele. Sì da l'antro deserto, ove ei si serra, Volgesi a Dio con le ginocchia in terra.

XXIV

Nè così tosto a l'immortal sentiero Mosse la fulgida Alba il piè celeste, Ch'ei nel fondo del cor sveglia il pensiero, Come se stesso a la partenza appreste. Su l'erma piaggia non pervien nocchiero; Or come troncherà l'aspre foreste? Onde bipenne avrà? con quali ingegni A far naviglio tesserà quei legni?

XXV