Subito Oronte in sul destrier si scaglia, In foco d'ira fiammeggiando, e crudo Avventa di due punte una zagaglia Inverso il sen, che 'l vincitore ha nudo; Non l'offende però l'aspra battaglia, Ch'ei si rinchiuse ne l'immenso scudo, Tempra del ciel: ben su per l'aria andaro Scossi i rimbombi del superno acciaro.
LXVII
Allor scote le briglie, e picca il fianco Del gran destriero; e con la destra irata Impugna il brando, che dal lato manco Pendea ricinto di catena aurata. Ma nel buon corridor l'ardir vien manco Per l'alta fiamma a non mirarsi usata, Che da l'armi celesti in varie rote L'aria dintorno co' gran rai percote.
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LXVIII
Ora restìo sul deretan si posa Innalberando; or fa ritroso il corso; Or tien la testa sotto il petto ascosa, E calci scaglia, e nulla sente il morso. Lascia d'Oronte alfin l'alma orgogliosa Con lieve salto il rubellante dorso Del corsier sbigottito, ed empie il seno D'ira, e per gli occhi fuor spande veneno.
LXIX
E move l'arme con terribil passo; Non diverso a mirar dal crudo orrore Di giogo alpestro, che travolve a basso Austro piovoso, o d'aquilon furore; Pianta il bosco non ha, ch'al gran fracasso Non crolli il tronco; e, palpitando il core, L'orecchia porge il montanaro intento; E lascia l'erba per terror l'armento.
LXX
Tale al grande AMEDEO fassi da presso, E col furore estremo, onde s'accende, Batte lo scudo, e col furore istesso L'elmo e 'l cimier ch'immortalmente splende. Ma non che di piagar gli sia concesso Lui, che l'arnese eterno arma e difende, Rintuzza il brando. Ed AMEDEO gli ha posta La fiera spada ne la destra costa. */