Qual su schiera d'augel, che in ripa al fiume Gode bel sol di boreal stagione, Spronato da digiun batte le piume, Con unghia ingorda il peregrin falcone, Tal infra i turchi, oltra l'uman costume, Se stesso avventa l'immortal campione: Feroce, atroce; ma tra furie accensa Su 'l risco Aletto d'Ottoman ripensa.
Le parole scritte in corsivo veggonsi nella maggiore alla st. 14 del canto VIII, con qualche varietà di lezione; come a suo luogo diremo.
Le censure di Onorato d'Urfè sono molto prolisse; e perciò ne daremo brevemente la sostanza.
Non piace al critico che Amedeo riceva le impenetrabili armi celesti; perciocchè «faire faire tous par la force des armes, et par les miracles c'est luy ( ad Amedeo ) ravir une grande partie de sa gloire.» Osserva che Omero lascia ad Achille un endroit par ou il peut estre blessé; e che Virgilio non dice che fossero invincibili le armi temperate nella fucina di Vulcano per Enea. Conchiude il Censore: «Adunque io vorrei, per lasciare qualche luogo alla virtù del grande Amedeo, dargli quest'armi, mettendo però certe condizioni alla forza; come, se l'Angelo gli dicesse: Quest'armi sono così fatte, che nulla ti potrà resistere, se tu sei prode, se tua speranza metti in Dio, se i tuoi disegni sono tutti ad onore e gloria di lui; se la fatica non ti abbatte: se non ti abbandoni alla voluttà ed ai vizj, e somiglianti condizioni; perchè in tal guisa, oltre l'elezione di Dio, sarebbevi alcuna cosa di proprio, che farebbe crescere in pregio l'Eroe.
Nota poi, come cosa fuor d'ogni verisimiglianza, che Amedeo, e pressochè tutti gli altri combattenti, uccidono i nemici con un solo colpo; tranne Ottomano; la quale cosa non è poi vera così sempre, come dice il Cav. d'Urfé, e ne abbiamo già toccato altrove.
St. 21. Canta il poeta che un maomettano ad Amedeo
L'elmo percote: ei come selce alpestre Saldo la piaga scitica sostenne.
E il censore, rammentato, poco gentilmente invero, l'antico proverbio «conviene che il mentitore abbia buona memoria» aggiunge che il Chiabrera non ricordando più le armi impenetrabili date ad Amedeo «il escrit qu'un turc le frappe sur l'eaulme, et le blesse—saldo la piaga scitica sostenne.» Ma forse il poeta usò piaga per colpo: benchè non mi sovvenga esempio di tal significato.
St. 25-29. Abenamar, vedutosi sul punto di essere ucciso da Amedeo,
«…l'arco di gemme luminoso Depose in terra e la faretra armata; E ginocchiato in ripregar mercede Umil baciava al gran nemico il piede. . . . . . . . . . . . . . . «…et Amedeo che in seno Chiudea memoria de' voler divini… …con la manca man gli afferra i crini E colà con l'acciar colpisce appieno, Ove il petto e la gola han suoi confini; Quei supin cade, et Amedeo calpesta Le fredde membra; e di ferir non resta.»