Sì Bostange dicea. L'altro solleva Dal polveroso suolo, ove è disteso, Il fianco infermo, e con la man stringeva Il sangue, che venìa dal fianco offeso. Risponde poi: mentre a fuggir prendeva La turba quì, n'ebbe il tumulto inteso Il signor nostro; e de le genti ancise Ch'io ricercassi la cagion, commise.
VIII
Onde io quì venni: ed, o Bostange, oh quanto Per noi raccolgo suscitarsi affanno! Come estinto rimansi il nostro vanto! In fumo i nostri onor come sen vanno! Giorno eterno di duol, giorno di pianto, Giorno dove il morir fia 'l minor danno; E tu pur chiedi, se mia piaga è forte? Avessemi ella già condotto a morte.
IX
Quivi lo sguardo nel guerrier rivolto Spinse dietro le voci alto sospiro; E Bostange si diè con saldo volto A di lui consolar l'aspro martiro: Quale hai dal fianco sospirar disciolto? E dal tuo mesto cor quai note usciro? Uomo, ch'imbianca guerreggiando il crine, Non sa che de gli assalti è dubbio il fine?
X
Rimembra, Oronte, ed indivina a pieno Per le passate le stagion future: Pria ch'Asia d'Ottoman soffrisse il freno Quante ore volser sanguinose e dure? Così di Rodi n'avverrà non meno: Oggi d'un lampeggiar vane paure Empiono a queste turbe il cor di ghiaccio, Dimane avranno invitto il petto e 'l braccio.
XI
Tu le piaghe a saldar, come è dovuto, Ritorna, e del morir lascia il pensiero; Pensa a l'acquisto del vigor perduto Per farti poi de la vittoria altiero. E già de gli scudier col pronto aiuto In sella il fa salir del buon destriero; Poi dolce l'accommiata, e 'n varia parte La fuga affrena de le genti sparte.