Così ne i vinti cor va rinforzando L'ardir caduto, e con terribil guardo Vibra dintorno trascorrendo il brando, Saldo sul fianco, e sovra i piè non tardo; Errando scerne, che gittava Urgando Del già feroce Alete il gran stendardo, E che per l'orme de l'ignobil via Appresso il vile alfier lo stuol sen gìa.

III

Sozzo infamato, egli dal cor profondo Grida ver lui, che lo stendardo abbatte, Così si lascia ogni virtute al fondo? Uomo in grado d'onor così combatte? Che pera il giorno, che nascesti al mondo, E la ria madre, che ti diede il latte. E tanto di furor gridando ei s'empie Che con l'elso a l'alfier batte le tempie.

IV

Nè meno a gli altri incontra aspro si sdegna; Ma dice: il brando ha da recarvi aìta: Fuggite in van; cotesta fuga indegna Con esso un palo vi torrà di vita. Ma non per tanto rinfrancar s'ingegna La turba indarno; ella sen va smarrita, Nè prego ascolta, nè conforto aspetta; E pur Bostange intorno i passi affretta.

V

Errando avviensi, ove del duol sofferto Fatto avea 'l fiero Oronte in sè ritorno, Ed a l'aure serene il guardo aperto Il rivolgea pien di vergogna e scorno. Da lunge il Duce di sua vista incerto, S'appressa ove il guerrier facea soggiorno, E quando in ravvisarlo errar non puote, Apre il varco del petto a cotai note:

VI

Oronte, guerreggiando unqua mirasti Sembiante assalto? ove virtù mortale Sembra, che 'n campo contrastar non basti, E contra l'armi d'un guerrier sia frale? Ma dimmi, come ne l'assalto entrasti? Come nullo altro in su l'arcione assale Con forte destra gli avversarj teco? E la tua piaga alcun periglio ha seco?

VII