Ma fuor de la città corto cammino Segnaro d'orma le robuste piante, Che quasi su l'uscir fatto vicino Lo splendor de l'Italia ebber davante: Ei sotto l'elmo dell'acciar divino Sfavillava in magnanimo sembiante, E con le membra del rio sangue asperse Nobile vista e sovra umana offerse.
XXVIII
La destra porge caramente, e poi L'inchina: e dice il Rodïano appresso: Inclito sangue de' più forti eroi, Per nostro scampo a noi dal Ciel concesso, Se, pugnando Ottoman, da' furor suoi Doveva in guerra rimanermi oppresso, Io per far scherno a la miseria rea Qual miglior destra unqua invocar potea?
XXIX
Certo a l'orecchie altrui chiara memoria Nel mondo fia, ch'a noi porgendo aita, Rompesse d'Ottoman tanta vittoria, E s'affannasse così nobil vita. Così diss'egli. Ed AMEDEO: la gloria, S'a me pur ne verrà, verrà gradita, Poscia che per decreto io m'affatico Del Cielo, a scampo di cotanto amico.
XXX
Sì brevemente al Rodïan risponde; Poi rinova, d'amor la fronte adorno, Accoglienze dolcissime, gioconde; Ed indi fanno a la città ritorno. In tanto il suo venir fama diffonde Con spesse voci; ed a le porte intorno Già per tutto si spande il popol folto, Di veder vago il gran guerriero in volto.
XXXI
Gioioso incontro; qual veggiam, se il lume Rimena il sol de la fiorita estate, Che di volar gioconde han per costume Presso de l'aureo re l'api dorate; Con lui ne i campi erbosi, o lungo il fiume, O vanno intorno da le cere amate; Tal vanno i Rodïan, dove a grande agio Posi AMEDEO dentro il real palagio.