Grida Ottomano; e che farà quel forte? Alzi l'antenne, e quanto può s'affretti; Vengane omai; dure catene, e morte Per suo trionfo, il forsennato aspetti. Rodi sottrar da miserabil sorte? Ardir cotanto de' Cristian ne' petti? Perchè non paventar, ch'Europa cada Sotto il giusto furor di questa spada?

XXXVI

Ma pur da gli atti a reputar costretto Ch'oltramondano il messaggier si manda, Benchè rigonfio d'alterezza il petto, I gran duci del campo a se dimanda. A pena han de gli araldi inteso il detto, Che corrono ad udir ciò, ch'ei comanda, E stan dimessi ad ascoltar sue voci; Ed ei sì le formava aspre, e feroci:

XXXVII

Rodi soccorso avrà; sì per pietate Odo, ch'a' Re cristian vien che ne caglia; Ma pria giungano quì lor navi armate Certo ella ha da cader per mia battaglia; Oggi le turbe io vo' veder schierate; Come risorga il Sol vo' che s'assaglia; Non sia per gioco mia parola udita; Chi non avrà valor, non avrà vita.

XXXVIII

Quì fine ei pose a gli orgogliosi accenti; E quei dimora ivi non fanno alcuna; Ma ver l'insegne le disperse genti De' tamburi animosi il suon raguna. In tanto sul gran pian mille Sergenti Spiegano tenda di real fortuna, Di donde rimirar l'alto tiranno Debba le turbe, che schierate andranno.

XXXIX

Parte di gemme la distinse, parte D'oro e di seta, inimitabil mano, Ammirabile sì, ch'ivi con l'arte Giostrar vedeasi ogni ricchezza in vano; Di bianche perle intra zaffiri sparto Ondeggia un tranquillissimo oceàno, Che i lidi implica; e di tessuto vento Il fanno tremolar soffi d'argento.

XL