Quinci un momento sol non spende in vano; Ma di Bostange ella vestì sembianza, E volò trasformata ad Ottomano Là sotto Rodi in ammirabil stanza: Ponsi ivi al petto l'una e l'altra mano, E reverente a la real possanza La fronte inchina, e le ginocchia piega, E con tal voce i suoi pensier dispiega:
XXXI
Perchè dal ferro, e dal travaglio oppressi Alcuna requie i tuoi guerrier ristori, Già molti dì dal guerreggiar tu cessi, E del tuo fiero cor tempri gli ardori; Rompi i riposi al campo tuo concessi, E con l'armi risveglia i tuoi furori, Risvegliali, Ottomano; ecco a gran corso Sen viene inverso Rodi alto soccorso.
XXXII
A piè de' monti, e fra quelle alpi estreme, Onde il Francese inver l'Italia scende, Regna AMEDEO, che di virtù supreme Quasi un fulgido Sol quivi risplende; Forte così, ch'ogni nemico il teme, O se spada impugnando egli contende Fuor di dorato arcione, o se con asta Su corridor spumante altrui contrasta.
XXXIII
Deggio forse narrar come possente Domò l'orgoglio de' vicin nemici, O ne i regni lontan come non lente Spiegò l'insegne a sollevar gli amici? Che più narrar degg'io? l'inclita gente Sempre in guerra ha vibrato arme felici; E questi ad emular forte s'accese Di tanti avi magnanimi l'imprese.
XXXIV
Scoterà forte il tuo sì saldo impero, Farassi appoggio a queste debil mura: Sorgi, sorgi, Ottoman; tanto guerriero Precorri armato, e trïonfar procura. Sì disse il mostro, e dileguò leggiero, Come rapido augel per l'aria pura, E sparsi i nembi, onde egli apparve adorno, Ivi stridendo se ne va dintorno.