O de gli orrendi e tenebrosi imperi Arbitro incontrastabile, sovrano, Io de l'ardir de' Rodïan guerrieri A te quì scendo messaggier non vano; Non vinti, no, che coraggiosi, altieri Danno assalto di morte ad Ottomano Insuperbiti: ognun minaccia e freme, E di salute, e di vittoria han speme.
LV
Di lor presso ch'estinti alta speranza Giunse AMEDEO, che di Savoia in fronte Porta corona, e di sua gran possanza Van mille prove glorïose e conte; Pur io su Rodi a l'infernale usanza Volea rinovellar tormenti ed onte, E farla campo a falciator di biada, E vibrasse AMEDEO l'asta e la spada:
LVI
Se non che duci eccelsi, eccelse schiere A' Turchi incontro armi superne han prese, E fan volar da le stellanti sfere Nembi sonanti di saette accese; Non han cotanto i miei furor potere Sì che di tutto il Ciel stanchi l'offese, Ma se tu la grand'alma empi di sdegno, E gridi a l'arme, io pur ne bramo il segno.
LVII
Sì dice Aletto; e l'infernal tiranno L'unghie affocate in se rivolve, e i denti, E con atroce, alto anelar d'affanno Cosparge intorno opache nubi ardenti; Cotal divien, che 'n rimirar ne tranno Novo, immenso dolor l'alme dolenti; Ed egli impria per formidabil rabbia A pena infuriato apre le labbia:
LVIII
Diffonde poscia minaccioso, orrendo Fragor, che turba l'ampia valle inferna, Che fa tremare il Tartaro tremendo, Che scuote i campi de la notte eterna; Prorompe al fin sulfureggiando, ardendo In vasti accenti la procella interna, E sgorga fuor l'irrefrenabil ira; Colmo d'orrore ogni demonio il mira.