Piomba là, 've tra fiamme, alta riviera Sulfureo spuma il Flegetonte eterno, E trova armata infuriar Megera Tra' più rei mostri, e tormentar l'inferno: O tra spirti feroci aspra guerriera, Le dice, incontro al regnator superno, O pronta sempre a traversar la strada, Onde in cielo a bearsi alma non vada;
LXV
Tu pur di ferri, e di ceraste intorte Flagelli intorno a l'infocate arene; Ma quanti quì de la tartarea corte Ministri son, rinnovator di pene? In tanto a novo scempio, a nova morte Sorgon lassù fra lor l'armi terrene, Nè pria porrà nel mar Febo la chioma, Che n'andrà Rodi o vincitrice, o doma.
LXVI
Qual per noi danno unqua maggior, quali onte, Che s'a' Turchi de l'Asia il fren si tolle? O che se mai del Vaticano il monte Suo nome in Asia, e la sua legge estolle? Diceva ancor, ma di Megera in fronte De gli atri abissi il rio venen ribolle, E la dura alma, a l'universo infesta, In fra turbini d'ira alto tempesta.
LXVII
E s'affretta a gridar: fin che ne l'alto Le stelle, ove pugnammo, in giro andranno, L'armi e le forze, onde l'inferno esalto Mai sempre infeste al Vatican saranno: Gonfi, gonfi le trombe; al fiero assalto L'insegne spieghi il Rodïan tiranno: Questo infra i giorni tenebrosi, acerbi Vogl'io, che Rodi eternamente il serbi.
LXVIII
Ella nel così dir batte le piume, E con l'empia compagna il volo stende, E là sen van dove de l'arso fiume Su l'aspra riva ogni demon l'attende; Ivi con strida a l'infernal costume Alto commove le falangi orrende, E de la rabbia, onde hanno gonfio il petto, Lor cresce il foco imperversando Aletto.