Sì provveduta a l'infernal soggiorno Rivolge il tergo bestemmiando, e fiera Fa contra Rodi a guerreggiar ritorno La Furia rapidissima, leggiera; A pena ella apparia, che 'l volto adorno De l'auree stelle, e tutto il ciel s'annera, Tanto de gli atri abissi a lei van dietro Puzzo ed orror caliginoso e tetro.

FINE DEL X CANTO.

ANNOTAZIONI

AL CANTO X.

L'argomento dell'Autore dice così: «Nel X Sultana prega Ottomano a lasciare l'impresa di Rodi: Aletto ritorna all'inferno, e mena squadre di diavoli per soccorrere i Turchi.»

Due sono le censure del Cavaliere d'Urfè sul canto X. La prima è una ripetizione di quella dianzi riportata appiè del IX: «Ce chant est aussy tout plein d'esprits; et je ne say pourquoy Aletto qui fait ranforcer le combat et l'assaut contre Rhody, fait ce qu'elle peut pour persuader la Sultane de faire partir Ottoman et laisser le siège: il samble, qu'il y ayt de la contradiction.» Non v'ha contraddizione di sorta. Al trionfo de' Turchi o conveniva che Rodi fosse espugnata, o che Ottomano si ritirasse prima che una di lui sconfitta potesse rendere più gloriosi e più forti i Cristiani. Aletto perciò adopera due mezzi, che pajono l'un l'altro contrarj; ma che tendono pure ad un fine medesimo; ch'è quello o di espugnar Rodi, dovesse pure andarvi la vita di Ottomano, o di farlo risolvere a ritirarsi avanti che fosse vinto con danno e vergogna de' Musulmani.

L'altra critica annotazione dell'Urfè può dar motivo di risa al nostro secolo; ma era cosa molto seria nei tempi del Chiabrera: «L'Auteur dit que Sangario estoit magicien; et touttefois touttes les choses qu'il lui attribue en descrivant cet homme ne sont que celles d'un sorcier, qui est de gresler, faire la tempeste et l'orage, faire mal au bestail et samblables: et il faut noter qu'il y a grande differance du sorcier au magicien, car le magicien fait ses sortileges avec art, et le sorcier ne fait que les maux que le Diable luy donne a faire, et par des choses les quelles luy mesme n'entend pas.» Nel secolo XVIII il Tartarotti con un libro pieno di erudite citazioni si sforzò di difendere altra cosa essere l'arte magica, ed altra la stregheria; negando questa, e quell'altra ammettendo. Contro a questo libro del Tartarotti pubblicò il Marchese Maffei due operette, l'Arte magica dileguata, e l'Arte magica distrutta; ed avendo il Tartarotti, e con lui molti altri scrittori, combattuto in difesa della Magia, pubblicò finalmente l' Arte magica annichilata. Noi rimettiamo i dilettanti di stregherie e di magiche frodi a' libri degli autori citati; aggiungendo solamente che la stregheria ammessa così seriamente dal cav. d'Urfè, è negata dall'Ab. Tartarotti, che ammette solamente la magia. Così che a difesa del Chiabrera dovrem dire ch'egli un secolo prima del Tartarotti pensò doversi attribuire alla magia tutte le operazioni che altri ripartivano tra la magia e la stregheria.

N.B. Nella st. 8 di questo canto X ambedue l'edizioni hanno—ma schermendo Ottoman ec.—Noi abbiamo stampato schernendo, sembrandone che così richiedesse il contesto. Alla st. 13 dove l'ediz. prima legge trova le piume, la seconda ha invece torna a le piume.

CANTO XI.

ARGOMENTO.