Sultana d'Ottoman volta allo scampo Sangario invoca, e gli esecrati incanti; Ei di battaglia a scongiurar sul campo Va i morti corpi, quivi oprar suoi vanti: Surge un estinto nel tracciato campo Degli incantati al suon magici canti; All'annunzio di quello, offre sua vita Per dare al re la bella Irene aita.
I
E pur Sultana in quel notturno orrore Con fervido pensier cerca ogni strada Perchè tra gli aspri assalti il suo signore Soverchio ardito in guerreggiar non cada: De gli annunzj del Ciel prende timore, E teme d'AMEDEO l'invitta spada. Così molto rivolve il cor dolente; Al fin Sangario le ritorna in mente.
II
Costui scorse del sole il primo aspetto, E di sua vita le stagion novelle Trasse sul Nilo; ed ivi ebbe diletto Osservando il girar de l'auree stelle; Al fine empio divenne, e volse il petto A gli inganni de l'ombre a Dio rubelle, E ne l'arte infernal trascorse avanti, Maestro rio d'abbominati incanti.
III
Poi giunse in Asia; a sua gran fama intento Quivi Ottoman d'ogni favore il degna; Or con sì fatto mago il suo tormento Sultana afflitta consigliar disegna: Quinci manda Arimeo, che 'n un momento Comandi a lui, perch'egli a lei sen vegna; Ed Arimeo trovollo, ove rinchiuso Lunge da gli altri essercitarsi era uso.
IV
Colà su l'ora, che più folta e scura La notte al colmo de' suoi corsi ascende, Artefice crudel spende ogni cura Ne la malvagità de l'opre orrende; Toglie corpi infelici a sepoltura, E di sanguigne membra empie le tende, E da loro unghie egli disvelle e chiome, E di cento demoni invoca il nome.