Quinci è forte a sfiorir de i pregi amati Gentil beltà sì che si prenda a scherno, E guastando per via parti aspettati Infecondare altrui l'alvo materno; Quinci rompe de l'anno i corsi usati Ed usa a le stagion cangiar governo, E cosparge per l'aria umidi nembi, E de l'umide nubi asciuga i grembi.
VI
Mentr'egli col favor de l'orrida ombra Ne gli studi essecrabili s'avanza, Arimeo giunge, e di timor s'ingombra In su l'entrar de la terribil stanza; Sì folto ciglio ambe le luci adombra Al mago, e così fosca ha la sembianza, E sì bieca la vista e venenosa Che sofferirla il messaggier non osa.
VII
Ei si ferma da lunge, e gli occhi bassi Da lui rivolve, ed a sì dir gli prende: Vuolti Sultana; or meco movi i passi, Là, 've bramosa il tuo venire attende. Dentro la tenda ria pigro non stassi Come il desir de la regina intende Sangario, e col messaggio a lei s'affretta, Ed a lei giunto il suo parlare aspetta.
VIII
Ella di pianti nubilosa il ciglio, E punta il cor d'inconsolabil duolo, Scolora in su la guancia il bel vermiglio, Ed indi scioglie a questi detti il volo: Mirabile maestro, il cui consiglio Ne i gravi affanni è mio refugio solo, Ed a cui di spiar non è chi vieti De l'inferno e del ciel gli alti secreti;
IX
Se mai tuo spirto in su l'Olimpo ascese A misurar de l'auree stelle i segni, E s'affannando per eccelse imprese Mai scongiurasti de l'abisso i regni; Oggi del tuo saper siami cortese, E l'alma tua più che giammai s'ingegni, E di quanto ella può nulla mi neghi, Ch'altissima cagion fa, che ten preghi.