Già tu saper ben dei, come Ottomano Soggiogava di Rodi omai l'impero, Quando improvviso, e per cammin lontano Venne da l'alma Italia alto guerriero, E con atroce incontrastabil mano Come fece di sangue ogni sentiero, E chiudendo per noi la strada aperta Oggi ne rende la vittoria incerta.
XI
Di quì s'infiamma, ed a lo sdegno il freno Ottoman scioglie, e guerreggiar destina, Nè vuol, che per altrui gli venga meno La palma al suo valor tanto vicina; Mentr'ei sì di furor rigonfia il seno, A me dianzi discese ombra divina, E con certo parlar fe' manifesto Il fin di queste guerre empio e funesto.
XII
Consiglionne di quì partir veloce E così torsi a le miserie crude; Io pregai del mio re l'alma feroce, Ed ebbe il mio pregar nulla virtude; Chiude gli occhi al mio pianto, ed a mia voce Ognor l'orecchie inesorabil chiude, Sì che sperar non so, che a i casi rei Altri 'l sappia involar, se tu non sei.
XIII
Movi, Sangario, e ne l'orribil sorte Salda la fede, e l'arti tue sian pronte; Ed imprimi quei segni, onde sei forte Scotere i campi, e di Cocito il fonte; Rimira, ch'Ottoman sen corre a morte: Deh togli a l'Asia e le miserie e l'onte, E ti caglia di me, cui si riserba Più ch'ad altro mortal miseria acerba.
XIV
Sangario volto a que' begli occhi aspersi Di caldo pianto, ch'a pietate invita, Rispose: quando a' Rodïan dispersi Cantò la fama, che verrebbe aita, Io con gli studi miei l'alma conversi A bene esaminar la voce udita, Saper bramando qual nemico fosse, Che sì da lunge i nostri cor percosse.