E risposto mi fu, che dal confine De l'alma Italia appariria guerriero Con la cui nobil destra armi divine A Rodi afflitta manterrian l'impero; Io chiedei molto, e molto intesi; al fine, Vincer le costui forze è van pensiero, E s'altri soverchiar spera suo vanto, Erede fia d'incomparabil pianto.

XVI

Muto rimasi, e palpitommi il core, E ciò sentendo ebbi di ghiaccio il petto; Ed ora il mio timor fassi maggiore Quando cotanto mal vienti predetto; Duolmi, che 'l grande ardir del tuo signore Abbia di quì pugnar sì gran diletto; Chè la vaghezza de gli uman pensieri Sovente a gran tormento apre i sentieri.

XVII

Ma non per tanto e sacri rombi, e rote Composte a' vampi di sulfurei fumi, Ed al senno mortale erbe non note, Colte per opra di tartarei numi, Spenderò tutte, e l'ineffabil note Onde ne i corsi lor fermansi i fiumi, Ed a' lumi del cielo erranti e fissi Darò travaglio, e stancherò gli abissi.

XVIII

Tacquesi a tanto; e la reina allora Con sembiante gentil grazie gli rende, E fra nobili detti, onde l'onora, D'alte promesse a caricarlo prende; Ma Sangario colà non fa dimora, Anzi ritorna a le rinchiuse tende, E d'esecrati arnesi ei si provvede, Poi sul campo dei morti affretta il piede.

XIX

Ivi, somma pietate al guardo umano, Scannato in terra canuto uom rimira, E da gli altri cadaveri lontano Infra duo fochi di cipresso il tira: Poi supin lo distende, indi sul piano Ben sette volte a lui dintorno ei gira Vibrando con la destra un orrido angue, Ma spande con la manca onda di sangue.

XX