E grida orrendo: o del più basso inferno Squallidi campi e tenebrosi orrori, E del fier Flegetonte incendio eterno, E del golfo leteo zolfi e bollori, Spirti, che di Pluton siete al governo, E tu Pluton, che ne i profondi ardori Tormento assegni, e dai supplicio a gli empi, E cresci ognor di feritate esempi;
XXI
Se pur d'atrocità sommo diletto Sempre ho nel cor; s'a scongiurar non vegno Che di furia infernal non gonfi il petto, E le leggi del ciel non prenda a sdegno, Infra voi mio desir non sia negletto, Numi possenti del tartareo regno, Ma siavi a grado, e questo incanto udite Fatto con tanto studio, ombre di Dite.
XXII
Batta le piume, e la prigion profonda L'anima di costui lasci a' miei preghi, E ne l'esangui fibre ella s'asconda, E le venture d'Ottoman dispieghi; S'avvien, ch'al gran signor vita gioconda E di più quì regnar spazio si neghi, Lecito sia, che per sua voce intenda Quale a scampo di lui può farsi emenda.
XXIII
Così dicea; ma l'infelice estinto Le membra a quel suo dir nulla non mosse. Allor Sangario ambe le guancie è tinto D'atro pallore, e le pupille ha rosse; Muto riguarda, e da furor sospinto Calcò pria lo scannato, indi il percosse Con le vipere ree, che 'n man stringea, E con gridi, e latrati alto dicea:
XXIV
Posasi il mondo, ed in pregarvi io solo M'affanno, e tutto ciò vien, che non vaglia Sì mal m'udite, e pur n'andreste a volo, A scongiuri di Colco e di Tessaglia; Torme cadute da l'etereo polo, Fia mai, che di mio studio a voi non caglia? Onde l'orgoglio? or così poco è noto Il valor de' miei carmi, Atropo e Cloto?