Diciotto insegne tremolando al vento Lo squadron folto in trapassar discioglie; A se dintorno cinque volte cento Ciascuna insegna di pedon raccoglie. Guidagli Ebreno; ei già canuto il mento Non sbandisce dal cor fervide voglie; Ma stima di guerrier vergogna e scorno L'alma spirar senza dure armi intorno.
LI
Dal genitor sì nobile arte apprese, Anima inespugnabile, superba, Ch'oltra sedeci lustri in armi spese L'etate ad onta de le rughe acerba; E sì l'asta vibrò, sì l'arco tese, Che suo nome per l'Asia anco si serba; Druso appellossi; or di lui fier non manco Ebreno appar, benchè rugoso, e bianco.
LII
Del vecchio Capitan l'orme seconda Alfange il bel, che da le belle ciglia Spande luce sì vaga, e sì gioconda, Ch'altrui d'amare, e riverir consiglia; Pel non avea, che su le guancie asconda La fresca rosa, che fiorìa vermiglia, E d'or la fronte per lo crin splendea, Che pura e tersa, e sovra gli altri ergea.
LIII
Pianse la madre il suo partire, e meno, Quasi a forza di duol, venne sua vita, Ed inondàr mille donzelle il seno Piangendo pur quella mortal partita; Ei fatto sordo, colà sciolse il freno, Ove tromba di morte a l'armi invita: Tanto eran giù nel cor sue voglie vaghe Tutte illustrarsi d'onorate piaghe.
LIV
Venti bandiere ai venti avea suo stuolo, Che, lui seguendo, di Panfilia uscìa; E trenta quel, ch'abbandonato il suolo Fertil di Licia, appresso lor sen gìa; Erane Arsace il guidator, che solo A bei raggi del sole un occhio aprìa, L'altro in battaglia incontrò notte oscura, Ed ei per gloria i danni suoi non cura.