Fra la barbara turba armi non prese A seguir d'Ottoman gli aspri furori Anima di costui via più cortese, E meno amica d'adunar tesori; Nè tra 'l periglio de le dure imprese Porsero preghi con più studio i cori Per altrui scampo al ciel, nè fer devoti, Con più frequenza e con più pompa, i voti.
LVI
Ma tutti indarno, e su le piume ai venti Dissipati per aria al fin sen giro, Che per man d'AMEDEO tra i primi spenti Provò l'angoscia del mortal sospiro. Pianserlo di Chimèra i gioghi ardenti, E mesti di Limèra, ove l'udirò, Pianserlo i fonti, e scolorite in viso Il piansero le ninfe di Telmiso.
LVII
Dietro vien Caria; e rimembrava ancora Del gran Sepolcro l'immortal fatica, Onde la polve del consorte onora, Ben raro esempio, la reina antica; Turacano era il duce; a lui non fora Sembiante Orso, o Leon, ch'alpe nutrica, Tanto è fiero di spirto intra i più fieri; Ed avea cinque sopra dieci alfieri.
LVIII
Spoglia d'orrido lupo intorno il cinge Gemmata l'unghie; ed ha faretra altiera Per mirabili smalti, ove si finge Tra veneniferi angui aurea Megera; Nè sola atroce ella minaccia; Sfinge Spande ivi tosco, e fiamme alta Chimera, E con lor sembra, che latrar si scerna Il can custode de la valle inferna.
LIX
Non poca gente indi vestigi imprime, Che solca i campi della Lidia, e miete; Di varia pompa ella sen va sublime, E chiaro il guardo, e le sembianze ha liete; Non perchè pria, che da l'äeree cime Suoi corsi in grembo a l'Oceàno acquete, Sen va Pattòlo intra lucente arena Torbido d'or con ammirabil vena;