Ma perchè il germe de' suoi regi estinti Sultana, armata di beltà divina, I crudi orgogli d'Ottomano ha vinti, E del suo vincitor vive reina. Schiera di cigni, che d'albor dipinti I lunghi colli, in sul Caïstro affina La voce in sul mattin, sembran costoro; Sì van cantando la letizia loro.
LXI
Han per iscorta in arme otto stendardi Col nome di Giassarte a l'aura stesi, Gagliardo in guerreggiar tra' più gagliardi, Colmo di spirti in bella gloria accesi. Non son l'orme di questi a seguir tardi Gli armati, che di Misia hanno i paesi; Fur cinque mila; e li conduce Alete, Mal sempre acceso d'amorosa sete.
LXII
Popol seguìa, ch'abbandonò le rive Di Xanto, e d'Ida la selvosa altezza, Ove nude mostrar l'antiche dive Al mortal guardo l'immortal bellezza; È duce Alcasto; di costui non vive Braccio, ch'avventi stral con più certezza; Quì seco d'armi nove insegne ei mena, Nè del Xanto rivide unqua l'arena.
LXIII
Ultimi di ciascun mossero il piede Numerosi di Ponto abitatori. Questi in cura a Bostange Ottoman diede; Seco ha cinquanta Capitan minori; Bostange per età, per lunga fede Godeva in guerra i più sublimi onori, Chè là, dove Ottomano oste conduce, Sempre in vece di lui nel campo è duce.
LXIV
Scita di sangue; per virtù d'ingegno, Per lingua scaltra, per gentil sembianti, E per opra di man cotanto è degno, Ch'a tutti altri guerrier trapassa avanti. Tanti, e sì fatti fur di ciascun regno I duci sommi, e fur cotanti i fanti; Poscia nube di polve al ciel solleva Squadra, che freno a' corridor stringeva.