Mentre più sempre a le terribil prove Vibrando l'armi il gran Guerrier s'accende, Ognor d'anime turche un nembo piove Giù ne l'abisso intra le fiamme orrende. Sì fatto strazio a riguardar commove Tutto l'inferno, e meraviglia il prende; E Tesifone ria chiaro argomenta Mal d'Ottoman per quella turba spenta.

II

Dice il demon: corsi già son duo mesi Che forte a Rodi si guerreggia intorno, E de' Turchi fra noi veggio discesi Più che 'n tutti quei tempi in questo giorno; Or da qual asta i Cristian difesi Son colà su, ch'ad Ottoman fan scorno Sì feramente? ed han la man sì forte Che le falangi sue traggono a morte?

III

Dunque fia ver, come diceva Aletto, Ch'a prò di Rodi il Correttor superno Aggia per la vittoria un duce eletto? E costui fa de' Turchi un tal governo? Vederlo io vuò; quinci riarsa il petto E gonfia di furor lascia l'inferno, E vien de l'aria a contristare il lume, E sopra Rodi al fin ferma le piume.

IV

Vede colà, nè senza sdegno il vede, Del sangue turco rosseggiare il piano, E che tremando rivolgeva il piede Da l'invitto AMEDEO ciascun lontano; Ella n'arrabbia, ed a tentar si diede Come quel scempio ella non vegga in vano; Ed ecco da vicin visto le venne Piegarsi in porto più velate antenne.

V

Eran dodici prore, altieri legni, Tutte di smalti variate e d'ori, In cui vegghiando più famosi ingegni Impressero d'avorio almi lavori; Quivi di Colco abbandonati i regni Son mille scelti infra guerrier migliori Che a fatica di Marte usino armarsi, E la Reina lor detta Anacarsi.

VI