Costei già di Caffà tra le foreste Si spose a morte; ivi salvò la vita Perchè da l'unghie de le belve infeste, Mirabil cosa a dir, fu reverita; Questa salute sua grazia celeste Si reputò, come ella fu sentita; E parto tanto singolar nutrire In cor di nobile uom sorse desire.

VII

Quinci cresceasi, e con paterna cura Ne la città; ma non rivolse a pena Dieci anni il Sol, ch'ella a ciascun si fura, E tra solinghi boschi il viver mena, Tutta gioconda ivi le membra indura Sotto freddo rigor d'aria serena, E sempre che da l'alto il mondo accese La gran lampa di Febo in gioco il prese.

VIII

Era suo studio travagliare in corso Per silvestre cammin cerva leggiera E cerviero atterrare, e piagare orso, Terror de' boschi, non fallace arciera; E de l'orride spoglie ornava il dorso, E quasi di trofeo ne giva altiera, Nè men per l'ampie valli era possente A soggiogar notando ogni torrente.

IX

Per tal modo se stessa ella consiglia Passar nascosta la fiorita etate; Ma s'alcun la mirò, che meraviglia In raccontar di lei l'alma beltate! Di quì mossa la Fama un volo piglia E narra l'eccellenze altrui celate, E tanto de la donna i pregi spande, Che varco le s'aperse a venir grande.

X

A' popoli di Colco il fren reggea Autumedon ne le stagioni istesse, E per moglie al figliuol, che solo avea, Donna cotanto celebrata elesse; Dunque fra l'erme balze in che vivea Spedì messaggi e suo desiro espresse. Tosto Anacarsi a quel pregar s'inclina, Colpa stimando il non si far reina:

XI