Argomento del Peschiulli al canto I. dell'Amedeida minore.

Prega per Rodi il gran Battista, e scende Angelo in Sciro, onde Amedeo ritrove; E 'l famoso Guerrier, poichè l'intende. Inver l'isola oppressa indi si move. Scorgelo Aletto, ed Ottomano accende. Perchè gli assalti alla città rinnove; Ma il fiero Trace a la Sultana a lato Vede prima in gran campo il Campo armato.

Nell'edizione dell'Amedeide maggiore, Genova, Pavoni, 1620, in 4.º dopo il frontespizio si legge il Contenuto del poema, che giudichiamo lavoro del Chiabrera. In esso con poche parole si dà il sommario d'ogni canto. Quello del primo dice così:

«Nel primo canto l'Angelo invita Amedeo a Rodi; il Diavolo ne dà notizia ad Ottomano: egli fa rassegnare; e si parla di Sultana sua Dama.»

NB. Ambedue l'edizioni di questo poema leggono Amedeida, non Amedeide. Non vi hanno varie lezioni nel canto 1.º.

Giudizio dell'Amedeide presentato con data del dì 14 dicembre 1618 al Duca Carlo Emanuele I. da Onorato d'Urfé, Gentiluomo francese a' servigj della R. Casa di Savoja, Marchese di Valromey, e Cavaliere dell'Ordine supremo della SS. Nunziata.

Nel Canto 1º.

1. Non piace al Critico che il Poeta abbia detto, come Dio

Per le colpe di Rodi in ira sorse, C'avean d'ogni pietà varcato i segni.

«Je voudrois plus tost dire, que les Esprits infernaux…. susciterent cet Ottoman pour ruiner les habitans et deffaire du tout celle sainte Relligion ( des Chev. de S.t Jean ).» Ma il Poeta partì da un principio già proclamato dall'Ariosto, per non citar quì Teologi ed Ascetici, che cioè le guerre barbare o ingiuste, sono da Dio permesse a punire i peccati de' monarchi e de' popoli.