Sul varco eterni messaggieri in mano Avean spada ed ardor; gran meraviglia, Per ciascun piede indi tener lontano; Ma verso lor MAURIZIO a parlar piglia: Non è s'io volo, il mio volare in vano, E caduco pensier non mi consiglia, Anzi vien procacciando il voler mio Alto pregio a la legge alma di Dio.

XLIV

Ottomano de' Turchi aspro tiranno Rodi combatte; a sue perverse schiere Oggi ne la battaglia incontra stanno Del fedele AMEDEO le forze altiere; Ed egli vinto dal sofferto affanno Vien meno a consumar l'opre guerriere, Però velocemente a voi men vegno Cercando, onde al guerrier porga sostegno.

XLV

Sì dice, e passa il varco, onde si serra Quell'orto a gli occhi de' mortali ascoso, Quell'orto, che per l'onda e per la terra, E per l'aure del ciel sempre è gioioso; Vedeasi fiume che trascorre ed erra Qual puro elettro per lo campo erboso, Creare uscendo dal giardin giocondo I quattro fiumi celebrati al mondo.

XLVI

Ed ei soave mormorando intorno Sveglia bell'aura per lo ciel sereno, Sereno sì, ch'a l'immortal soggiorno De' bei raggi del sol non mai vien meno; Ma chi de l'erbe, onde per tutto adorno Verdeggia il prato, narrerebbe a pieno? Vivi smeraldi, nel cui sen cosparsi Veggonsi alberi mille al cielo alzarsi.

XLVII

Nel mezzo de' bei campi alma sorgea Pianta, pregio ed onor de l'altre piante, Che ne' bei frutti suoi virtù chiudea Da render l'uomo a non morir bastante; Sorgea presso di lei, membranza rea Del primo genitor poco costante, Quella cui di gustar fessi il divieto, Ma fu posto in obblio l'alto decreto.

XLVIII