Per varj fior tutto s'ingemma il prato, A le cui lodi umano studio è poco, Nè comunque rivolga il carro aurato, Febo ne spoglia il fortunato loco; Vile appo loro il balsamo odorato, Ed appo lor da non fiutarsi il croco, E fieno ombra di fior, tanto fian vinti Uscendo in paragon, nostri giacinti.
XLIX
Di soave colore altri s'indora, Altri splende ceruleo, altri appar bianco, Ma pur ciascun sì vivamente odora, Che l'umano vigor ne divien franco; Cogliene alquanti, ed in brevissim'ora Torna al guerrier ne le vittorie stanco, E l'esorta MAURIZIO a fornir l'opra, Che caro il rende al gran Signor di sopra.
L
Nè punto men di quell'odor possente Tutto l'asperge, onde sfavilla il guardo, E ristorato il cor nulla non sente Del sostenuto affanno il piè gagliardo; Con esso in paragon forano lente Orme disciolte di veloce pardo; E tal s'invia dove Ottomano in guerra Più sempre acerbo i Rodiani atterra.
FINE DEL CANTO XVI.
ANNOTAZIONI
AL CANTO XVI.
L'argomento postovi dall'Autore dice così: «Nel XVI un Demonio parla con l'Angelo custode d'Amedeo, e dall'Angelo gli si risponde, e si lascia confuso.»
Comincia il canto con la descrizione di un luogo amenissimo, in cui è ricoverato Amedeo. Ma il severo Cav. d'Urfè non si lascia vincere dalle delizie poetiche; e rimprovera il Chiabrera nella forma seguente: «Il y a peu d'apparance en la description du lieu qu'Amedee trouve, estant si beau, si delicieux, et tant de beaux arbres et telle quantité d'oyseaux si rares, n 'y ayant apparance qu'ou les armees si grandes sejournent les lieux soient si bien conservez et le oyseaux si prives.» È censura da non dispregiare.