II
Tre fiate Ottoman con man ferrata Di fulgida asta il corridor sospinge, E tre fiate quella selva armata D'acutissimo ferro il risospinge; Quivi Aletto di rabbia arsa infocata Pure al soccorso d'Ottoman s'accinge, I metalli sì folti ella dirada, Ed egli corse ed occupò la strada.
II
Allenta il freno, e su le turbe spente Del rapido destrier punge la pancia, Ed al guardo de' popoli fremente Mostra la punta de l'orribil lancia; Ora de' Rodian tronca la gente, Or d'Italia, or di Spagna, ora di Francia, E pieno il cor d'inestinguibile ira Cento braccia a lor morte ei si disira.
IV
Nato in Narbona il buon Danese ancide Piagato in fronte, indi Gusmano atterra; L'ampia Siviglia il crebbe; ei gli recide Le ciglia e gli occhi in tetro orror gli serra; Grison, cui par Sebeto unqua non vide In maneggiar corsieri incliti in guerra, Lacerato le fauci anco trabocca, E sangue e denti gli cadean di bocca.
V
A l'Anguisciola altier rifulse in vano Il biondo crin per impetrar salute, Nè per Baldi fermar l'orrida mano Le lunghissime chiome omai canute; Scannati entrambo insanguinaro il piano. Sospirò di colui l'alta virtute Piacenza in riva il Po, l'ermo Appennino Pianse costui là, 've s'estolle Urbino.
VI
E gridava Ottomano: ite, mal nati, Ove celebra Amor dolci imenei; Ite sparsi di fior, d'ambra odorati, A giocar canne, a passeggiar tornei; Non son per vostra man brandi affilati, Nè sanguinosi acciar; vostri trofei Sono in danza apparir con chiome attorte; Quì conviensi incontrar piaghe di morte.