VII
Così gridando in su l'arcion sen vola Riarsa di furor l'alma sdegnosa, E ne la man, che tante vite invola, L'acerbissima lancia unqua non posa; Tratta appena egli l'ha da l'altrui gola, Che 'n fondo a l'altrui petto ei l'ha nascosa; E su monti d'estinti e di feriti Saltando il buon destrier spande i nitriti.
VIII
Crolla gli orridi crini e i passi volve Con guardi accesi calpestando intorno Sì ch'omai carco di sanguigna polve Le gemme oscura, onde fiammeggia adorno; Godene Aletto, e di fulgor l'involve Torbidamente, e seco fa soggiorno Fremendo, urlando, e diffondendo a' venti, Suono infernal di spaventosi accenti.
IX
Etna s'avvampa da la tomba oscura Sembrò 'l rimbombo che dal mostro usciva, Mugghionne il monte, ne tremar le mura, Scossesi il suol de la marina riva; Quì palpitante di percossa dura Agaffino sul suol già si moriva, Molle e tinto di sangue e petto e chiome, Pregio non scuro de' Solari al nome.
X
Nacque in Piemonte, e presso il Po, là dove Volve non grande ancor la nobile onda, Comandava a Moretta, onde non move Vaga di sì bel pian Cerere bionda; Ma disioso d'onorate prove Si tolse a l'ozio de la patria sponda A ciò che fra' mortali oblio nol copra, E comprò gloria con mirabile opra.
XI
Magnanimo garzon l'angoscia vinse De l'aspre piaghe, e raccogliendo in seno I fuggitivi spirti un'asta strinse Col vigor de la man, che venia meno, Ottoman passa, ed ei l'acciar sospinse Nel ventre al corridor; pon sul terreno Tosto le piante il fier tiranno e rugge, Ma dal buon vincitor l'alma sen fugge.