XII
Scorse la prova di virtù ben chiara E di memoria singolar ben degna Ercole Pio, che la gentil Ferrara Diede di Rodi a la sacrata insegna: Ed onde meglio a guerreggiar s'impara? O chi valor più vivamente insegna? Volto al fiero Guglielmo ei sì favella, Che Modenese de Rangon s'appella.
XIII
Ed ei: se morto omai fece ritorno A' duri assalti, ed illustrò sua fede, Qual non sarà per noi picciolo scorno Ove da' rischi si ritiri il piede? Oh d'un sì fatto ardir mio nome adorno Vada volando a la paterna sede, Sì che talor membrando armi e furori Con meraviglia il cittadin m'onori.
XIV
Sì dice; e sparso d'ardimento il ciglio Contra l'empio nemico il petto accende, Lento non più che volator smeriglio Che su drappel d'alodolette scende; Nè meno ogni altro nel mortal periglio Porge a vicenda i belli essempi e prende: Anzi a la patria procacciando aiuto Timassarco movea benchè canuto.
XV
Ben del vecchione altier l'aspro sembiante Seco ha stranio terror, ma le ferite Non san poscia onorar la man tremante, Ch'aria piagando se ne van smarrite; Pur fermando in sul suol salde le piante Solleva giù dal cor parole ardite, E dice ad un ch'a lui vicino è fermo, Ed era lume del real Palermo:
XVI
Fu Valguarnera, ei con faretra al tergo Arco tendea, che formidabil suona, E spingea stral, cui non reggeva usbergo; A costui Timassarco alto ragiona: Se la virtù, c'ha nel tuo core albergo Felicità di stral non abbandona, Sì che trabocchi il gran nemico a terra, È tua la palma di sì nobil guerra.