LII

Ed egli ascolta, e non ascolta in vano, Che tendea l'arco e non moveva il passo. Astorre il vide, ed inchinò la mano Verso il terreno, e sollevonne un sasso, Un sasso tal, ch'altri levar dal piano Male oserebbe e non venirne lasso, E l'alto cavalier tal se ne affanna Qual farebbe in lanciar tronco di canna.

LIII

Vola la rupe e per lo voto calle Ronza feroce, e tutta l'aria scote, E nel corso bramato ella non falle, Che 'n mezzo al petto del garzon percote: Ei crolla e sul terren batte le spalle, E di freddo pallor tinge le gote, E vicino a morir singhiozza sangue, E cade l'arco da la man che langue.

LIV

Forte al suo traboccar Coimbro stride; E su quel punto ecco Giassarte apparse, E su la piaggia riversato il vide, Ed alto di pietate incendio l'arse; Se la forza del duol quì non l'ancide, Dic'ei, mediche man non gli sian scarse; Coimbro, a la tua fede oggi ne caglia; Chè me chiama a pugnar l'aspra battaglia.

LV

Posto quì fine al dir stringe la spada Ricoprendo d'oblio la propria pena, Ed eccitando i suoi prende la strada Ove furor contra il Baglione il mena; Toro sembrò, ch'arso d'amor sen vada Con adirato piè spargendo arena, Quando il corno arrotando empio si sdegna, Ed inverso il rival move l'insegna.

LVI

E di sì torbida ira il cor bolliva Sotto il caldo del dì, ch'ei non sofferse I fregi, onde la fronte alto guerniva, Ma via scagliolli infra le turbe avverse; Allor fiero da gli occhi incendio usciva, E le chiome sul collo ivan disperse, E soffio d'aura ne venia coprendo In parte il volto e più faceasi orrendo.