XXXVII
Ne la bella stagion, che 'l Sol rimena Più lunghi i giorni, ed ei più caldo appare, Tu sul vago mattin presso l'arena In snella prora trascorrevi il mare; Mormorava nel cielo aura serena Onde erano a mirar l'onde più chiare, Il mondo tutto di beltà splendea, Ma teco posto in paragon perdea.
XXXVIII
Candida era tua gonna, e d'ognintorno Dispiegava tesor d'aurei lavori, E di ricchi giacinti un cinto adorno La stringeva sul sen tra smalti ed ori, E su le chiome, onde fin oro ha scorno Spandeva cari odor cerchio di fiori, E tal con ammirabili sembianti Lieta formavi ora sorrisi, or canti.
XXXIX
Se 'n quelle spume, e d'Ocean nel regno Hanno incogniti numi alcun ricetto, Come affermarsi suol, credere è degno Ch'allor fosse ciascuno arder costretto; Io certamente senza alcun ritegno Corsi a le fiamme, e tutto accesi il petto E dentro a giocondissimo martiro Se n'andò la mia vita in un sospiro.
XL
Da indi innanzi non sentii giammai Ne gli occhi sonno e ne la bocca riso; Ben portai sempre, e tu medesma il sai, Scura la fronte e scolorito il viso; Ed in foco, ed in giel piansi e cercai Conforto al cor da' tuoi begli occhi anciso; Sparsi lamenti ognor, querele crebbi A te chiedendo aita, e mai non l'ebbi.
XLI
Deh, se spedita da gli umani affanni Passi in prosperità ben lunga etate, E mal grado al venen de gl'invidi anni Veggasi rifiorir tua gran beltate, Ostinato rigor non mi condanni A sempre tormentar senza pietate, E non si faccia del mortal mio scempio A l'alma de gli amanti odioso esempio.