Ben tal può dirsi; ei negli assalti in vano Non scoccò dardo e si colmò d'onore; Ed arco incurva, che maestra mano Non fabbricò tra Sciti unqua il migliore. Soggiunse il grande Eroe: quando in sul piano Spinto l'avrò pien di mortale orrore, Tu quell'arco predar serba in memoria, E fanne eterno testimon di gloria.

XVII

Egli ancor non tacea, quando sen viene Lo strale ingordo, ma sel prende a scherno Lo scudo immenso, e' suoi furor sostiene Con l'alta tempra de lo smalto eterno; Giassarte ove il mirò, gonfia le vene E di veneno e di disdegno inferno Oltra l'usato, e mosso fu stringendo La scimitarra, a rimirarsi orrendo.

XVIII

Mal fortunato lui; non ebbe ingegno Che per cotante prove ei s'accorgesse Com'era il giorno, che 'l divin disdegno Volea, che 'l pregio d'Ottoman cadesse; Qual fiume alpestre, cui frenò sostegno Perchè non fosser le campagne oppresse, Fracassate le macchine tal volta Veggiam precipitar l'onda disciolta;

XIX

Tale il guerriero indomito s'avventa Contra AMEDEO per sanguinosa strada, Ed alza il braccio ed impiagarlo tenta Su l'alma fronte, perch'a morte ei vada; Ma quel Re formidabile appresenta L'invitta punta de l'eterea spada Sotto il braccio alto, e ne l'ascella il piaga E d'atro sangue tutto il fianco allaga.

XX

Era ivi presso, e rimirava intento Un mostro inferno le mortali imprese, Misantropo diceasi, e perchè spento Non fosse il Turco da la terra il prese, E levato per aria in un momento Su verde piaggia indi lontan lo stese; Poscia Astragor, ch'ivi dintorno spiega Le fetide ali, in queste note ei prega:

XXI