Ben ne l'affanno di sì gran periglio Giassarte il petto a la viltà non piega, Ed Alcasto con l'opra e col consiglio Ferma le turbe; ed or minaccia, or prega; Nè cessa Araspe; ma turbato il ciglio Duolsi Bostange, ed anco i pianti impiega: Miserabile me, con quai sembianti Apparir deggio ad Ottoman davanti?
XII
Jer fu sì gonfio di minaccia e d'ira Perchè sembrammo a la vittoria lenti; Or che farà, se tutto armato mira Che non siam l'armi a sostener possenti? Soldati, il vostro duce a voi sospira; Mirate i pianti, udite i suoi lamenti: Volete voi, che ne l'etate estrema Dopo cotanti onor d'un palo io tema?
XIII
Sì parla, e sempre indarno; alta paura Tragge gli stuoli a più poter fugati; Parte disperde il piè per la pianura, Parte vanno a trovar gli ampi steccati: Ed allora animosi oltra misura Lor sono al tergo i Rodiani armati; Quivi pur volto a ritentar contrasto Dicea Giassarte al sagittario Alcasto:
XIV
Tu, che per arco memorabil splendi, E ben Rodi il provò su la muraglia, Per quale assalto il serbi? a che nol tendi? Ed a costui sì fier non dai battaglia? Risponde Alcasto: a gran ragion m'accendi; Ecco io sono a provar quanto ei mi vaglia, E s'al presente il suo valor fia poco, Faronne pezzi, o lo porrò sul foco.
XV
Più non parlò, ma tra gli strali esperti Il più pungente e più crudel scegliea, Onde commosso Erimedon Lamberti Campion di Lucca al grande Eroe dicea: Porgi lo scudo in fuor; tien gli occhi aperti; Veggo cercar ne la faretra rea Un turco cavalier lo stral più fiero, Ed infra loro è singolare arciero.